Castor, il marchio amato dalle star di tutto il mondo chiude ancora in crescita

L’amministratore delegato dell’azienda di Castellucchio: aumento del 20%. Il 70% del giro d’affari arriva dal lavoro per conto di stilisti e case di moda

CASTELLUCCHIO. Giallo sole, blu oceano, verde prato: la tavolozza di colori della primavera Mantù, disegnata nei mesi grigi del lockdown, lancia segnali di ottimismo. Ben riposti: Castor, la casa di moda di Castellucchio specializzata in prêt-à-porter donna d’alta gamma che dà vita al marchio amato dalle star (anche Jennifer Lopez ha indossato un loro cappotto per un suo film) chiude il 2020 con un sorprendente +20%, e si prepara a crescere ancora nel 2021.



«Chiudiamo il bilancio a marzo - dice l’amministratore delegato, Andrea Citterio - ma indicativamente possiamo dire che la crescita è di circa il 20%, un risultato che ha del miracoloso se consideriamo la situazione italiana ed europea. Non soltanto siamo chiamo riusciti a mantenere i numeri del 2019, ma abbiamo anche acquisito clienti nuovi». E il meglio, secondo le aspettative, deve ancora venire.

L'AZIENDA

Il 2021 non interromperà la serie positiva: il 2019 ha chiuso con un fatturato di 6,4 milioni di euro, il 2020 supera i 7,6 milioni, il 2021 dovrebbe arrivare a sfiorare i dieci (l’ipotesi è di 9,5 milioni). Previsioni positive anche per il personale. La squadra attuale di 62 persone (sei uomini, 56 donne), con un’età media attorno ai quarant’anni, è destinata ad allargarsi: sono aperte le selezioni di sarte e di persone per l’ufficio modelli.

Castor, il marchio mantovano amato dalle star di tutto il mondo



Parte dell’incremento di fatturato potrà dipendere, purtroppo, dall’effetto negativo della crisi: molte grandi aziende potrebbero essere costrette a ridurre le proprie strutture interne e a rivolgersi ai service esterni. L’azienda, che nel 2018 ha cambiato assetto societario con l’acquisto da parte di I.f.g. Italian fashion group dell’80% delle quote, lavora da sempre, infatti, soprattutto per conto terzi (70% del fatturato): i clienti sono stilisti importanti e grandi case di moda.



Tra i tanti Giambattista Valli, Thom Browne e Gabriela Hearst, nomi in cui Castor ha creduto fin dall’inizio e che ora accompagna nella crescita, ma più d’una volta è stata interpellata da colossi come Chanel, Valentino e Dolce e Gabbana. Dalla sua ha un livello tecnico altissimo dei collaboratori, la conoscenza delle dinamiche di mercato e l’organizzazione industriale.

«Abbiamo unito quest’ultimo aspetto, oggi necessario, all’artigianalità del nostro lavoro», racconta Angela Picozzi, che nel 2002 ha fondato l’azienda con la sorella Elena e con Francesca Agosta, e che ora si occupa soprattutto della parte commerciale.

«Siamo principalmente un’azienda di service, ma abbiamo un nostro prodotto, un ufficio commerciale e programmatori informatici che di solito questa dimensione d’azienda non ha. E siamo tutte persone che arrivano da esperienze industriali», aggiunge Fabrizio Ruozzi, il direttore operativo. L’interpretazione e la costruzione dei capi (dal laboratorio ne escono dai 30 ai 40mila ogni anno) è totalmente manuale. Tutto parte dagli schizzi degli stilisti, cui poi si aggiunge l’arte delle modelliste e delle sarte. A questi livelli è impossibile fare altrimenti, come è impossibile cercare compromessi sulle materie prime. Tutti i tessuti utilizzati dalla Castor per la propria produzione sono rigorosamente Made in Italy: la lana arriva da Biella, la seta da Como e il cotone da Prato.



«Se si comprano materie prime sane e di qualità - commenta Ruozzi - buona parte del lavoro è già fatta, se poi il taglio è fatto bene si è già al 70% dell’opera. Non lavoriamo, per esempio, con il Far East, che è un mercato per il mass market. Vogliamo stare in fascia alta. Cerchiamo il dettaglio e l’esclusività del prodotto».

Motivo per cui si sono innamorate di Mantù, oltre a J-Lo, anche molti volti della tv italiana: tra loro Virginia Raffaele e Filippa Lagerbäck, Silvia Toffanin e Andrea Delogu. Il mercato di Castor è soprattutto estero.



I clienti service sono in gran parte francesi e americani; americani anche gli acquirenti più numerosi del marchio Mantù (che a Mantova si trova nei negozi Bernardelli). Clienti che apprezzano l’altissima qualità di stoffe e fattura.

«Negli Stati Uniti - spiega Picozzi - siamo abbastanza capillari. Abbiamo clienti in California, Texas, South Carolina». In Asia, invece, è il Giappone il mercato prevalente.

IL PERSONALE

Il lavoro di Elisa, modellista, comincia quando riceve il figurino dallo stilista e lei con carta, forbici, scotch, spilli e pezzi di tela ne interpreta l’estro e crea il cartamodello. Zaira è una sarta di lungo corso: fa questo lavoro da trent’anni. Cuce il capo dall’inizio alla fine, e quando è pronto lo passa alle colleghe che si occupano delle finiture. Come Rosa, anche lei maestra d’ago e filo. Se Castor è sinonimo, oltre che di creatività, di perfezione, lo si deve a loro e alle altre dipendenti della maison, che agli abiti dedicano ore di lavoro, talento e passione. Alla Castor su 62 dipendenti gli uomini sono soltanto sei.

«Siamo un’azienda al 90% femminile - racconta la fondatrice, Angela Picozzi - e questa cosa funziona benissimo. Ognuno ha il proprio ruolo e ogni figura è importante. E tutte hanno un cuore per ciò che fanno che non è così comune da trovare». Organizzazione industriale e lavorazioni da bottega artigiana sono i punti di forza dell’azienda, che anche quando ha cambiato il proprio assetto societario (nel 2019 ha ceduto l’80% delle quote alla società I.f.g. Italian fashion group) non ha smesso di investire in professionalità.

«Vogliamo mantenere il know-how - spiega Andrea Citterio, l’amministratore delegato - perché crediamo che la cultura della costruzione del prodotto nei prossimi anni farà la differenza vera. Altri imprenditori, probabilmente, al loro ingresso avrebbero tagliato il personale nell’attesa di vedere l’azienda crescere. Non è stato così nel nostro caso». Una scommessa vinta: anche nel 2020 Castor ha visto crescere il proprio fatturato del 20%, un dato che ha del prodigioso se si pensa ai colpi, trasversali a quasi tutti i settori, assestati dall’emergenza sanitaria. Ai collaboratori, per questo risultato, è stata riconosciuta una gratificazione in denaro. «Un premio - continua Citterio - che intendiamo mantenere, perché si tratta di soldi che vanno in tasca in toto ai dipendenti. Le ore di lavoro sono tante e vogliamo che si sentano tranquilli economicamente».

L’età media di chi lavora qui è attorno ai quarant’anni: accanto alle signore con esperienza ci sono ragazze giovani che imparano il mestiere. E la squadra è pronta ad allargarsi: c’è in programma l’assunzione di sarte e di personale per l’ufficio modelli. Operazione non facile: «Trovare persone già formate per questo lavoro è quasi impossibile - spiega Picozzi - perché purtroppo i giovani non conoscono che tipi di professionalità ci sono all’interno di aziende come la nostra, e spesso non sono incentivati a provare il lavoro». «Il mercato di oggi porta con sé un’immagine in cui lo stilista è un dio - aggiunge Citterio - In realtà ci sono tante figure fondamentali nella realizzazione dei capi. E uno stilista che, per esempio, non sa come si costruisce un modello, rischia di disegnare prodotti non fruibili. Questa cultura è fondamentale. In passato, chi cominciava il mestiere partiva dai livelli operativi. Oggi, purtroppo, si fa fatica».

Per fare capire quante professionalità servano alla Castor per creare le collezioni di Mantù e affiancare stilisti e grandi case di moda con i propri servizi (dal supporto stilistico o tecnico, fino alla produzione e alla logistica), l’azienda ha caricato sul proprio sito internet pillole video in cui i protagonisti sono proprio loro, i collaboratori. Ci sono anche Elisa, Zaira e Rosa, che per una volta posano ago e filo e si raccontano a parole. Nella speranza di essere loro, per una volta, il modello da seguire.

TRADIZIONE E CORAGGIO

L’amore per gli abiti ben fatti parte da lontano. Comincia con un sarto di talento e una modellista impareggiabile: il papà e la mamma di Angela Picozzi, una delle fondatrici della Castor. Perché l’azienda è nata nel 2003, ma la storia inizia molto prima. Con il babbo Mario, napoletano, che a quindici anni comincia a fare il sarto ed è talmente bravo da diventare, poco più che ventenne, il sarto personale di Giovanni Leone, futuro presidente della Repubblica. Sono gli anni Sessanta, l’economia corre. E corre anche il buon nome del giovane sarto, soprannominato Mr. Millimetro. Viene chiamato prima da un’azienda di Vicenza e poi dalla Corneliani. È qui che incontra Graziella, che poi diventò sua moglie: fa la modellista per uomo, ma il suo sogno è confezionare abiti da donna. Un sogno che si avvera con la Deni Cler, azienda di confezioni che per anni (dal 1974 al 1993) è stata sinonimo di ben vestire.

«Quando vivi questo mondo lo assorbi - racconta Picozzi - e quindi è stato naturale ricostruire con modalità diverse quello che avevano fatto lor». L’avventura ricomincia nel 2003, con Angela che torna da un’esperienza all’estero e incontra uno stilista con cui cominciare a creare e produrre abiti. Con la sorella Elena e una terza socia, Francesca Agosta, fondano l’azienda. All’inizio è poco più di un laboratorio artigianale, ma cresce. Fino alla svolta di due anni fa, quando si inaugura un altro capitolo della storia aziendale: l’arrivo di nuovi soci con l’acquisto dell’80% delle quote da parte di I.f.g. Italian fashion group, una newco creata ad hoc per questa operazione dall’imprenditore di Como Claudio Di Nunno. In azienda rimangono Angela e Graziella, la mamma, uno dei pilastri nella realizzazione dei capi. Accanto a loro Fabrizio Ruozzi, direttore operativo, che lavorava in Deni Cler, e l’amministratore delegato Andrea Citterio.

«A giugno siamo al secondo anniversario dell’operazione - dice Citterio - e siamo molto contenti di come sta andando. Siamo cresciuti in modo significativo, nonostante un contesto difficile».

LE STRATEGIE

Punta sull’energia dei colori la collezione Mantù che potremo cominciare a indossare a breve, temperature permettendo. La serie proposta per la primavera-estate, disegnata in lockdown, è una sferzata di giallo sole, blu oceano, verde prato su abiti e completi meravigliosi, eleganti ma sempre portabili. «Quando l’abbiamo creata - racconta Angela Picozzi - avevamo bisogno di colore per risollevarci il morale».

A tinte vivaci anche l’autunno-inverno, che sarà consegnato a giugno: la palette prevede, tra gli altri, blu sofisticati e azzurri accesi, mai banali, pronti a illuminare anche i tailleur pantalone più classici. Per farsi notare anche con un semplice blazer. Tocchi di colore inaspettati pure per la primavera 2022: biscotto e colori neutri ma sempre in toni caldi, tanto bianco, sprazzi di rosso e di rosa bubblegum.

Alcuni dei capi Mantù della collezione primavera-estate hanno già debuttato in tv nella settimana del festival di Sanremo, indossati dalle due conduttrici di Rai Radio 2 Andrea Delogu e Ema Stokholma, rispettivamente in giallo lime e verde oliva. Ma i volti noti che amano vestire Montù sono tanti. Tra loro Virginia Raffaele, Filippa Lagerbäck, Serena Autieri, la conduttrice di Verissimo Silvia Toffanin. E non soltanto in Italia: Jennifer Lopez ha scelto un cappotto Mantù per un suo film. «Un cappotto molto particolare, a manica corta. Ce ne siamo accorti - ricorda Picozzi - perché abbiamo visto il film». È italiana, però, la donna per cui alla Castor affronterebbero volentieri, pur di vestirla, un viaggio nel tempo: la divina Anna Magnani, «donna vera e bellissima, con espressioni fantastiche».