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Corneliani 2.0, sindacati pronti alla trattativa: si riparte dall’accordo del 2019

Sul piatto centralità del sito di Mantova, scivoli pensionistici ed incentivi all’esodo. Gli esuberi legati a quali rami andranno nella newco fondo-Mise. Ieri nuovo Cda

Monica Viviani
2 minuti di lettura

MANTOVA. Mentre è tornato a riunirsi il consiglio di amministrazione della Corneliani, intanto i sindacati si preparano alla trattativa su esuberi e piano industriale in vista del tavolo che il ministero dovrebbe convocare per la prossima settimana. E il primo punto fermo è che «la trattativa deve ripartire dall’accordo del 19 novembre 2019» come più volte ribadito nelle assemblee di questi giorni al presidio dal segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi. Quell’accordo, sottoscritto dall’allora ad Luigi Ferrando e poi firmato dal suo successore Giorgio Brandazza, per la costruzione di scivoli e incentivi a scongiurare i 130 esuberi annunciati il 6 novembre 2019.

In questi giorni alle operaie sembra d’altronde quasi di rivivere l’ansia di quelle due settimane del 2019 che precedettero la firma, l’ansia dei successivi mesi di trattativa per arrivare alla stesura di un piano che parlava di dignità di scelte volontarie con incentivi ad anticipare la pensione di qualche anno, buonuscite all’esodo per chi aveva voglia di rimettersi in gioco altrove, utilizzo di ammortizzatori sociali. Poi il Covid arrivato a congelare tutto un anno fa, proprio il giorno della firma in Regione.

Quei 130 tagli previsti nel corso del 2020 rappresentavano il 28% dei dipendenti mantovani: in base al piano Ferrando dovevano essere lasciati a casa 72 operai e 58 impiegati su organico di 488 persone (502 in Italia) tra cui si contavano 296 operai, 173 impiegati, 19 intermedi e i dipendenti dei due negozi. Prevedeva però anche investimenti su base triennale per 18,6 milioni di euro con una serie di azioni specifiche per il rilancio dell’azienda. E per quanto riguarda le sedi estere anche allora era stata ipotizzata la rinuncia alla produzione in Slovacchia e anche allora rimanevano i dubbi sulla destinazione del lavoro di rientro sollevati ieri da Orezzi nell’intervista alla Gazzetta: a dar ossigeno ai lavoratori di Mantova, esternalizzato a contoterzisti o ulteriormente delocalizzato?

A distanza di un anno e mezzo oggi in Italia Corneliani ha 486 dipendenti, circa 420 a Mantova tra via Panizza e i due negozi (di cui 130 tra impiegati, quadri e dirigenti, 16 intermedi e 260 operai). In due anni hanno lasciato l’azienda 80 lavoratori, 50 tra ottobre a oggi. Grazie alle battaglie ai cancelli di questi 18 mesi, nessuno però è stato messo alla porta: molti vista la crisi e la mancanza di sicurezze hanno accettato altre proposte di lavoro, molti sono andati in pensione. E in questo momento nell’organico di in via Panizza c’è un’intera generazione di operaie entrate in fabbrica all’inizio degli anni ’80 che da qui a qualche mese sarà pronta alla pensione: a loro erano indirizzati gli scivoli previsti dall’accordo del 19 novembre 2019 che nei suoi nove punti confermava prima di tutto «la centralità del sito produttivo di Mantova e la mantovanità come cuore della qualità produttiva e delle sue maestranze, vero valore aggiunto della produzione ed elemento insostituibile negli asset produttivi di Corneliani di oggi e di domani».

È proprio da qui, dalla centralità di Mantova e dalla salvaguardia delle sue professionalità, che «si riparte – hanno ribadito in questi giorni i sindacati al presidio – con la differenza che adesso non abbiamo mesi davanti per trattare, ma meno di 20 giorni».Alla scadenza del Tribunale mancano 19 giorni: poco più di due settimane per conoscere il piano industriale e capire dove dovrebbe cadere la mannaia dei 150 esuberi annunciati. Dipenderà da quali rami d’azienda la newco Investcorp-Mise vuole portarsi dietro della Corneliani di oggi. Rinuncerà a dei reparti produttivi, impiegatizi o negozi? A secondo della scelta, lo scenario cambia: per questo i sindacati vogliono partire subito con il confronto al Mise con i futuri azionisti (Investcorp e Stato): per capire i contorni della Corneliani 2.0.
 

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