Gonfalone di Mantova e bandiera del Pci per l’omaggio a Gianni Lui

Nella camera ardente all’Arci Salardi tanta gente commossa davanti alla bara. Il sindaco Palazzi: un combattente leale innamorato della politica e della sua città

MANTOVA. Il gonfalone del Comune di Mantova e la vecchia bandiera rossa del Pci. I due simboli che hanno connotato l’intera vita di Gianni Lui sono stati posti accanto alla sua bara, nella camera ardente allestita all’Arci Salardi. Il giusto omaggio della città e del partito a chi li ha serviti in maniera disinteressata.



Domenica 28 marzo  è stato un continuo via vai commosso di parenti, amici, ex compagni di partito, politici di ieri e di oggi e semplici conoscenti che hanno voluto testimoniare il cordoglio alla moglie Anna e ai figli Stefano e Andrea ma, soprattutto, salutare l’indomito politico, per anni vicesindaco della città, consigliere comunale e presidente dell’Ussl 47, morto improvvisamente sabato 7 marzo.

 Lunedì 29 marzo  ci sarà tempo per un’ultima visita fino alle 15.15 quando si svolgeranno i funerali con il rito civile, prima della cremazione. Anche il sindaco Mattia Palazzi ieri non ha voluto mancare: «Era un uomo innamorato della politica e della sua città» dice commosso dopo aver lasciato la camera ardente. «Gianni Lui – aggiunge – è stato per molti anni protagonista della vita amministrativa della nostra città, un combattente leale anche nel conflitto politico. Ha speso parte del suo impegno per la sanità pubblica di cui era convinto sostenitore».

L’omaggio arriva anche da chi sta sulla barricata opposta: «Ho chiesto con una mail al presidente Allegretti – dice Stefano Rossi, capogruppo di Mantova ideale – che domani (oggi, ndr.), in consiglio comunale venga osservato un minuto di silenzio in ricordo dell’ex vicesindaco Gianni Lui e del commissario capo della Polizia locale Giuseppe Laganà».

Il ricordo struggente di Gianni Lui arriva anche da Maria Zuccati, anche lei ex militante del Pci, 20 anni da consigliere comunale e anche assessore a Mantova, prima donna a sedere in consiglio provinciale: «Gianni – dice – era un amico, un compagno, un collega. Da giovanissimi eravamo entrambi nella federazione giovanile comunista e nel Pci, poi in giunta e poi nell’assemblea dell’Ussl 47. Aveva un carattere forte, a volte spigoloso: spesso mi sono trovata in polemica, ma tra noi c’è sempre stata vera amicizia. E non li dimenticava mai i vecchi amici».

Negli ultimi anni Lui si era avvicinato al movimento civico Comunità e territori ed era entrato a far parte del direttivo: «Ricordo una persona straordinaria – dice Alberto Grandi, uno dei coordinatori del movimento – un lavoratore infaticabile in campagna elettorale, meticoloso e precisissimo nell’organizzazione. Nei contenuti, poi, era impagabile. Avendo la memoria storica degli avvenimenti amministrativi degli ultimi 50 anni, sapeva sempre indirizzare le scelte e nelle discussioni tra di noi era il punto di riferimento. Gli riconosco, inoltre, un’umiltà incredibile: con pazienza spiegava le cose senza far pesare la sua preparazione. Ed era un persona coerente e cristallina. Non posso dimenticare la sua statura morale e il suo rispetto della cosa pubblica».

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