Poli minori per i vaccini, i sindaci mantovani: «La delusione resta»

«Non hanno futuro se saranno privilegiati i 6 centri massivi, diversi operatori che avevamo trovato stanno già disdicendo» 

MANTOVA. L’apertura del direttore generale dell’Asst Raffaello Stradoni non è bastata a cancellare la delusione dei sindaci. I poli vaccinali minori, prima stimolati e poi stoppati, ora, dalle parole del responsabile sanitario mantovano, potranno permanere «quali centri ausiliari e complementari» accanto ai centri maggiori, dove le vaccinazioni saranno massive. «La strategia è chiara - spiega il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio - alcuni grandi centri dove le prenotazioni saranno gestite a livello centrale dalle Poste, per i centri minori non c’è un grande futuro».

Di fatto già oggi Asst ha in funzione punti di erogazione vaccinale nei propri ospedali (Mantova, Asola e Borgo Mantovano)o in convenzione con enti e privati (Poliambulatorio e Isabella d’Este a Mantova, Centro anziani di Asola, Avis di Viadana, Ospedale ed ex Ospedale di Suzzara, Centro X Ray One di Poggio Rusco). Grazie all’accordo fra il gruppo Mantova Salus ed il Comune di Castiglione è aperta anche la palestra Caglio, nel centro aloisiano. Sabato aprirà il maxi centro provinciale nella Grana Padano Arena di Mantova e l’11 alla Fiera di Gonzaga, che da soli saranno in grado di erogare oltre 2mila vaccinazioni al giorno. In più, rispettando le sei linee vaccinali minime, Castel Goffredo ha proposto il Palasport, nel viadansese si farà riferimento a Casalmaggiore e il Destra Secchia alla Ciminiera ad Ostiglia per 6 centri in tutto. Considerando che entro un mese, con il vaccino Johnson&Johnson (una sola dose da conservare in frigo) le vaccinazioni potrebbero essere fatte in ambulatorio medico o in farmacia, che spazio ci sarà per i piccoli centri vaccinali?


«Stando con i piedi per terra molto poco - dice il sindaco di San Giacomo delle Segnate Giuseppe Brandani -. Le dosi andranno per prime ai grandi poli. A noi hanno chiesto di organizzare un centro, ed è pronto. Ma se funzionerà dipenderà dalla disponibilità delle dosi. Certo sono deluso di avere in pratica lavorato per nulla, ma alla fine faremo quello che si potrà fare». Ma altri ostacoli potrebbero frapporsi all’apertura dei piccoli centri, chiesti in una prima fase dalle autorità sanitarie per colmare il gap che la Lombardia aveva con altre Regioni. «Stiamo ricevendo disdette dagli operatori che avevamo faticosamente contattato - spiega l’assessore suzzarese al Welfare Alessandro Guastalli -. Non bastavano le difficoltà di iscrizione alle piattaforme e il rischio di perdere la pensione. Ora vi sono l’obbligo di due corsi, la reiscrizione a ordine o collegio, e quello degli infermieri si riunirà solo a fine aprile. Ci si dovrà pagare una visita medica, l’assicurazione, fare le due dosi di vaccino per essere poi valutati da Asst. Una procedura non certo d’emergenza e che purtroppo ha già scoraggiato tanti».

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