No vax, è caos nelle Rsa mantovane: «A rischio alcuni servizi»

Al Mazzali sono 50, all’Aspef 25: «Se dobbiamo sospenderli è difficile sostituirli»

MANTOVA. C’è ancora una settimana per cambiare idea e qualcuno ci ha già ripensato. E ieri mattina sono partite le prime telefonate ai datori di lavoro: «Ok, accetto di farmi vaccinare, non posso restare senza stipendio».

Il nuovo decreto anti-Covid, che entrerà in vigore il 7 aprile e che prevede l’obbligo della vaccinazione per gli operatori sanitari, sta creando scompiglio in ospedali e Rsa. Il rischio di trovarsi improvvisamente senza il personale che ha rifiutato il vaccino è concreto, tanto che alcune strutture temono di dover ridurre i servizi se tutti coloro che si sono dichiarati no vax non cambieranno idea al più presto. Del resto il decreto è chiaro e dice che per tutelare la salute pubblica tutti coloro che operano nelle strutture sanitarie e nelle Rsa pubbliche e private, nelle farmacie e nelle parafarmacie e negli studi professionali - dunque anche i dipendenti amministrativi - «sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita». Immunizzazione che «costituisce requisito essenziale all'esercizio della professione» tanto che, in caso di rifiuto, scatta lo spostamento a «mansioni anche inferiori» che non comportino la diffusione del contagio e il conseguente taglio di stipendio. Che viene invece sospeso qualora non sia possibile il trasferimento. Il provvedimento verrà revocato nel momento in cui i sanitari no vax cambino idea, al completamento del piano vaccinale o comunque entro il 31 dicembre del 2021.


Ma qual è la situazione in provincia di Mantova? I no vax al momento sono distribuiti a macchia di leopardo sul territorio e nelle varie strutture, con prevalenza nelle Rsa e principalmente tra gli operatori sociosanitari.

ASST

In Asst la situazione come la descrive il direttore generale Stradoni non preoccupa: «I non vaccinati sono pochi – sostiene – credo che ad oggi siamo arrivati a vaccinare il 95% del personale, ma nel 5% che resta vanno compresi coloro che hanno diritto all’esonero per malattia e il lavoratori delle ditte in appalto. Diciamo che siamo intorno alle 140 persone, ma ripeto dentro a questo numero ci sono anche coloro che non possono essere vaccinati per patologia. Credo che nel giro di qualche giorno ci saranno tanti che cambieranno idea grazie allo sportello di consulenza che abbiamo attivato».

GRUPPO MANTOVA SALUS

Guerrino Nicchio, presidente del gruppo Mantova Salus che raggruppa gli ospedali di Castiglione delle Stiviere e Volta Mantovana e diverse Rsa, sottolinea di essere partito con un’operazione di convincimento molto prima dell’ultimo decreto: «Da noi sono tutti vaccinati con prima e seconda dose, sia nelle Rsa che negli ospedali. Abbiamo solo 3-4 operatori che hanno problemi di salute e quindi saranno esonerati, ma per ognuno ho i documenti del loro medico».

FONDAZIONE MAZZALI

Paolo Portioli, direttore generale del Mazzali, qualche preoccupazione in più ce l’ha: «I no vax sono una cinquantina, pari a circa il 15% del nostro personale composto da trecento operatori. Sono in prevalenza operatori socio sanitari e ausiliari socio assistenziali, qualche medico e qualche infermiere. E’ vero però che già stamattina qualcuno ha chiamato e ha già cambiato idea. Spero che questo elenco aumenti nelle prossime ore, del resto noi non riusciremo a demansionare nessuno. A medici, infermieri e Oss che cosa gli fai fare se non quello? Quindi se rifiutano il vaccino è automatico che rischiano la sospensione senza stipendio. Ma se tutti contemporaneamente dovessero dire no, allora si pone il problema della continuità dei servizi. È vero che potremmo ricorrere a qualche assunzione straordinaria, ma ricordo che sul mercato si trovano solo Oss e pochissimi medici e infermieri».

ASPEF

Anche nelle Rsa dell’Aspef si rischia inevitabilmente un fastidioso braccio di ferro tra azienda e personale no vax. Qui hanno detto no al vaccino 25 operatori sanitari su 200, in prevalenza Oss e due figure specialistiche, personale che non si riesce a collocare in altra mansione. Se nessuno cambierà idea anche all’Aspef saranno costretti a fare nuove assunzioni.

ORDINE INFERMIERI

Andrea Guandalini, presidente provinciale Ipasvi, l’ordine delle professioni infermieristiche, sostiene che tra i suoi iscritti non ci sarebbe nessuno che ha rifiutato il vaccino: «Che io sappia abbiamo solo due casi, una persona con problemi di salute e che ha tutti i documenti per chiedere l’esonero, e un un’altra, di Mantova ma al lavoro fuori provincia, sulla quale stiamo raccogliendo elementi perché pubblicamente si dichiara no vax. Dobbiamo ancora valutare se esistono i presupposti per un provvedimento».

FARMACISTI

Il nuovo decreto coinvolge anche i farmacisti. Marco Cavarocchi, presidente provinciale di Federfarma: «Non ho notizia di colleghi no vax, però ad oggi non tutti gli appartenenti alla categoria sono stati vaccinati».

OSPEDALE DI SUZZARA

Dall’ospedale di Suzzara fanno sapere di non aver ancora quantificato chi non ha aderito alla vaccinazione. «Aspettiamo che entri in vigore il decreto e poi vedremo». 




 

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