Palazzo dell’Arci Dallò Incognite per il circolo ma il Comune accelera

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

Il destino del palazzo di piazza Dallò che, da alcuni decenni è sede dell’omonimo circoloArci, arriva un bivio. Nei prossimi giorni il Comune saprà se la Regione concederà o meno il mezzo milione a fondo perduto chiesto per il recupero dell’immobile. Dopo la discussione in consiglio comunale di lunedì sera, le posizioni sono chiare.


Sul fronte dell’amministrazione, l’assessore Michele Falcone ricorda che «i tempi sono brevi, ma se arrivano i 500mila euro noi faremo di tutto per investirli e aprire il cantiere entro fine novembre come prevede il bando». «Ci sono due linee di intervento – aggiunge – la prima riguarda il bando, la seconda riguarda il soggetto che deve investire 200mila euro. Per questo verrà fatto un altro bando, al quale può partecipare anche l’Arci». Dalla minoranza Maurizio Caristia del Pd vede come positiva la possibilità di incassare i 500 mila euro: «Tuttavia ricordo che il protocollo d’intesa parla chiaro, permette un restauro a fronte di una realtà senza scopo di lucro che mantenga e promuova aggregazione e attività culturale. Questo non è un aspetto secondario, ma decisivo per l’intervento e per continuare ad avere il bene del Demanio».

Per quanto riguarda l’Arci, il dialogo con l’amministrazione è in corso. «Il 24 marzo abbiamo avuto una seconda assemblea dei soci – ricorda Marco Monici del direttivo – e abbiamo chiesto al sindaco, che oggi (ieri, ndr) è stato qui in sede conFalcone, di darci tutte le informazioni». Al Dallò è stata fatta la proposta di spostarsi a palazzo Zappaglia (in via Zanardelli), ma mancano ancora alcuni dettagli, non ultimi quelli relativi al ritorno in piazza Dallò e, soprattutto, al coinvolgimento di Arci nel progetto. Infatti il mantenimento della natura pubblica dell’immobile di piazza Dallò e la sua destinazione ad attività di tipo socio – culturali è ben esplicitata nell’accordo del 2017 tra tre parti: il Comune, beneficiario del trasferimento dell’immobile col federalismo demaniale, l’agenzia del Demanio e il ministero dei Beni Culturali. —

Luca Cremonesi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La guida allo shopping del Gruppo Gedi