Il vescovo di Mantova: "Dopo la pandemia dovremo essere migliori, abbiamo ancora molto da fare"

La messa di Pasqua in Duomo: monsignor Busca sprona i fedeli ma anche i non credenti a non cedere al nichilismo. "Il cristianesimo è ottimismo"

MANTOVA. Resurrezione e inclusività per diventare persone migliori. La seconda Pasqua in pandemia nelle parole del monsignor Marco Busca è sinonimo di fermento e rinascita, per i fedeli ma anche per i non credenti. Nella messa celebrata in Duomo alle 11.30 il vescovo ha messo l'accento sull'"ottimismo del cristianesimo trasmesso alla società occidentale e che deve guidarci anche in questo periodo tanto difficile. La pandemia può renderci migliori come dicono in molti ma per il momento forse non abbiamo ancora raggiunto questo obiettivo, abbiamo ancora molto da fare".

Don Marco ha parlato davanti ad un numero ridotto di fedeli, come da disposizioni anti contagio e si è rivolto anche alle persone che seguivano la funzione in streaming: "Noi siamo sempre in ritardo rispetto a Dio, come lo erano le donne che giunte al sepolcro non trovarono Gesù: lui non c'era perché era stato già resuscitato dal Padre". E proprio l'intima unione tra Dio e il figlio rappresenta la perfezione della Pasqua, "che è un momento fondamentale anche per i non credenti perché è pasta nuova, è tutt'altra cosa rispetto alle nostre piccole gioie quotidiane".  

"E' Pasqua anche per i non credenti - ha continuano Busca - perché è un giorno di rinascita anche per la nostra società tanto nichilista, nella quale troppo spesso ci si rassegna a vivacchiare: il cristianesimo, al contrario, è guardare al futuro con ottimismo".  


 

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