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Mantova, Opto Engineering si riorganizza e lancia la sfida per il futuro

L’azienda leader della visione artificiale ha reagito alle difficoltà indotte dal Covid. Sedazzari: «Puntiamo a consolidare la nostra leadership nell’ottica industriale»

MANTOVA. Non è stato un anno sabbatico perché le braccia, alla Opto Engineering, non le hanno mai incrociate. Il tempo per pensare, però, se lo sono preso. Per ripensare l’organizzazione aziendale e per analizzare il proprio posizionamento sul mercato. «Abbiamo deciso di prendere questo periodo come un’opportunità e non come un limite. E abbiamo scelto di ripartire da noi», racconta Claudio Sedazzari, che ha fondato la multinazionale “formato tascabile” di Borgo Angeli diciannove anni fa.

L'AZIENDA

Quartier generale a Mantova, sedi produttive tra Lombardia e Veneto, sussidiarie commerciali a Milano, Monaco di Baviera, Houston e Shanghai, l’azienda progetta e costruisce componenti per la visione artificiale. Una disciplina, quest’ultima, che comprende tecnologie e metodi di acquisizione delle immagini per poter fare ispezioni o analisi automatiche in varie applicazioni, nell’industria così come nei servizi. Tra gli esempi più diffusi ci sono la misurazione e il controllo di qualità di tantissimi prodotti diversi, nei settori più disparati: dal controllo sulla produzione dei tamponi ai sistemi di video-sorveglianza, dall’industria farmaceutica a quella automobilistica.



L’azienda mantovana è nota per aver creato prodotti ottici innovativi in grado di trovare soluzioni di visione artificiale una volta ritenute impossibili, ed è tra i leader mondiali nella tecnologia telecentrica, che permette di ottenere immagini ad alto contrasto e distorsione pressoché nulla, fondamentali per le misurazioni di precisione. Non mancano esperimenti e impieghi prestigiosi.

Grazie, per esempio, anche al contributo di Opto Engineering, all’osservatorio Vera Rubin (in Cile) è stata acquisita la prima immagine digitale a 3.200 megapixel. Nel 2020 c’è stato un lieve calo di fatturato a causa dell’emergenza, ma il margine operativo lordo non ne ha sofferto grazie a una serie di azioni correttive. Non sono, però, i numeri a distinguere il 2020 dagli anni che l’hanno preceduto.

«In Opto Engineering - dice Sedazzari - abbiamo scelto di curare le nostre risorse in termini professionali, ma non solo. Dopo esserci preoccupati di modificare l’organizzazione del lavoro in ottica di sicurezza, abbiamo capito che questo periodo doveva essere per noi un’opportunità per riflettere sulla nostra realtà, guardarci dentro per poi emergere da questo buio più forti di prima».



Il punto di partenza è stato la ridefinizione dei valori e degli obiettivi dell’azienda. Da qui hanno preso vita, poi, un progetto di riorganizzazione dei ruoli e un percorso di formazione manageriale. Obiettivo: valorizzare le risorse interne. Tre i valori etici alla base di tutto: «Sono l’impegno, il coraggio e l’onestà intellettuale - spiega il fondatore - Noi, per natura, attraiamo persone che danno il meglio, hanno coraggio, ammettono errori, problemi e difficoltà. E l’azienda funzionerà sempre bene soltanto se continuerà ad attrarre collaboratori con questi valori».

Nel mondo, adesso, i dipendenti Opto Engineering sono 101: 76 in Italia e 25 nelle tre sussidiarie commerciali all’estero. L’export, del resto, pesa sul fatturato per l’80%. Oltre all’Europa ci sono, tra gli altri, gli Stati Uniti e il Canada, la Cina, il Giappone, Taiwan, la Thailandia e la Malesia. In Europa è la Germania il mercato in cui l’azienda è più attiva. «È la patria dell’ottica di precisione, ma noi, in Germania, abbiamo la stessa reputazione dei tedeschi. Merito degli standard di qualità che offriamo».



In quest’ultimo anno, è stato dedicato del tempo anche all’analisi del posizionamento sul mercato. «Nel 2020 il trend di crescita ha riguardato principalmente i settori dell’elettronica di consumo in Asia, e più in generale, a livello mondiale, i settori del farmaceutico, della diagnostica medicale, della componentistica per veicoli elettrici, delle bevande e del packaging», spiega Sedazzari.

L’azienda è una delle poche, nel mercato della visione artificiale mondiale, in grado di progettare, fabbricare e vendere direttamente ogni singola categoria di componenti che costituiscono un sistema di visione: ottiche, illuminatori, telecamere, software e accessori.

L’obiettivo? «Consolidare sempre di più leadership nell’ottica industriale, oltre che qualificarci come produttori di telecamere a livello mondiale».

LA STORIA

La macchina sostituirà l’uomo? Alla Opto Engineering, che per tante macchine costruisce veri e propri occhi artificiali, sono convinti di no. «Le persone si integrano con i processi» dice il fondatore dell’azienda, Claudio Sedazzari.

E nelle persone la “Opto” investe, perché gestirle bene, con visione, fa la differenza. «Lo facciamo perché sono il nostro asset principale» prosegue. Un patrimonio di un centinaio di collaboratori, perlopiù giovani e in gran parte a tempo indeterminato. Con donne nei ruoli chiave: dai vertici del settore finanziario alla responsabilità della produzione, fino all’ufficio legale. Se l’attenzione alle persone è una costante, nell’ultimo anno gli sforzi sono stati ancora più grandi: «Durante le conversazioni con i colleghi, è emerso un senso di smarrimento rispetto a una situazione mai vissuta in precedenza – racconta Hilenja De Lillo, responsabile delle risorse umane – Il nostro istinto è stato subito di occuparci di tutti i collaboratori, e non soltanto dal punto di vista professionale».

L’azienda ha avviato un progetto di supporto psicologico gratuito e riservato, ha attivato un’assicurazione ulteriore a tutela di chi si fosse ammalato di Covid-19, dato l’opportunità di formarsi a distanza attraverso webinar, incentivato la lettura di libri offerti dall’azienda e, quando possibile, ha concesso un’estesa flessibilità dell’orario di lavoro. Senza scordare la socialità, pur a distanza: i dipendenti si sono ritrovati sulla piattaforma Zoom per l’aperitivo aziendale. Continuano, poi, i progetti per promuovere la salute sul posto di lavoro.

Esempi? Le merende sane nel distributore automatico, la cassetta di frutta fresca in azienda una volta a settimana, la prevenzione contro i tumori. Persone al centro, anima internazionale e quartier generale a Mantova: Opto Engineering è già nel futuro come i prodotti che progetta e costruisce. E lavorarci significa riuscire a stare al passo. In tutti i settori.

Per esempio nella comunicazione: «Gestire la comunicazione interna ed esterna di una “piccola” multinazionale è una grossa responsabilità e implica un continuo aggiornamento – dice la responsabile, Elisa Guernieri – non solo dal punto di vista dell’evoluzione dei linguaggi nei vari Paesi in cui operiamo, ma anche dei mezzi di comunicazione».

Per Francesca Nardi, responsabile finanziaria, lavorare qui «vuol dire assicurare all'azienda una continua crescita economica e finanziaria, bilanciando fatturato e investimenti». «Indispensabile trovare il giusto equilibrio tra metodo, programmazione, flessibilità e creatività» aggiunge Massimo Castelletti, responsabile marketing. Pensa, invece, allo sviluppo continuo di competenze e tecnologie Andrea Bertolucci, a capo della ricerca e sviluppo: «L'azienda deve essere sempre un passo avanti ai tempi e ai concorrenti, e accettare e raccogliere le sfide continue che il mercato propone». Non solo vendere, ma diventare partner tecnologici: è questo l’obiettivo del reparto vendite.

«E per farlo – racconta Andrea Cartioli, il responsabile – occorre migliorare ogni giorno il servizio offerto ai nostri clienti in termini di supporto e soluzioni fornite». Anche quando il mondo è sottosopra, come l’anno scorso: «Gestire l'area produttiva e logistica nell'ultimo anno – dice la responsabile della produzione, Michela Angelosante – ci ha permesso di imparare ad affrontare il cambiamento e l'incertezza con razionalità».

I CAMPI

Gli esperimenti di un premio Nobel e le frontiere ancora inesplorate dell’astrofisica: nella ricerca scientifica, la precisione di Opto Engineering può fare la differenza. È accaduto con la prima immagine digitale a 3200 megapixel, “scattata” in laboratorio lo scorso settembre, primo step di un percorso che porterà a scrutare le galassie come mai è accaduto prima.

Tutto è cominciato quando, nei primi anni 2000, ha preso forma il progetto LSST (Large Synoptic Survey Telescope) per la creazione dell’osservatorio Vera C. Rubin sulla vetta del Cerro Pachón in Cile. Un gigantesco grande fratello dei cieli dotato di un telescopio con la più grande telecamera a sensori CCD (uno dei sistemi che consente di catturare le immagini) mai costruita in campo astronomico. Opto Engineering ha fornito 4 lenti telecentriche (che consentono alto contrasto e distorsione quasi nulla) e quattro telecamere che hanno permesso l’allineamento e l’assemblaggio di precisione dei 189 sensori singoli della maxi telecamera, che verrà posizionata all’interno del telescopio.

A settembre è stata acquisita la prima immagine in laboratorio con una risoluzione di 3200 megapixel. Le immagini sono così grandi che ci vorrebbero 378 schermi tv ad alta definizione in 4K per mostrarne soltanto una per intero. E la loro risoluzione è alta a tal punto che si potrebbe vedere una pallina da golf da15 miglia di distanza. Queste e altre proprietà condurranno a ricerche in astrofisica senza precedenti. In una decina d’anni, la maxi telecamera potrà raccogliere immagini di circa 20 miliardi di galassie.

Prima ancora, Opto Engineering ha contribuito al lavoro del giapponese Shin'ya Yamanaka, medico e professore all’università di Kyoto, specializzato nello studio della biologia dello sviluppo e delle cellule staminali pluripotenti indotte, cioè cellule generate artificialmente che possono produrre ogni cellula del corpo. L’azienda ha fornito le ottiche telecentriche utilizzate per gli esperimenti sulla programmazione di cellule somatiche adulte in quelle staminali, che hanno permesso al professore di vincere il Nobel per la medicina nel 2012.

LA COLLABORAZIONE

Le basi della visione artificiale ai futuri ingegneri informatici. Dal 2020, Opto Engineering sale in cattedra grazie a una collaborazione con Unimore (l’università degli studi di Modena e Reggio Emilia). Il legame tra l’azienda e l’ateneo è nato qualche anno fa dalla volontà dell’amministratore delegato, Claudio Sedazzari, di partecipare alla promozione del corso di ingegneria informatica della sede di Mantova. Nel 2019, l’università ha proposto alla “Opto” di gestire un modulo sui sistemi di visione artificiale nel percorso formativo degli studenti iscritti a ingegneria informatica, e l’azienda non ha esitato dire “sì”: il progetto è partito nell’anno accademico 2020/2021.

«L'obiettivo del corso – spiega Davide Soresina, specialista del supporto tecnico – è fornire agli studenti le conoscenze di base sui sistemi di visione artificiale, quindi far capire loro cosa accade nel mondo dell'industria e che tipo di applicazioni esistono».

«Il sostegno al progetto ha diversi vantaggi: tra questi il consolidamento della relazione con un istituto prestigioso come Unimore, fondamentale per la crescita tecnologica del territorio attraverso lo sviluppo di nuovi talenti che possano trovare spazio nelle aziende, e la possibilità di future start up tecnologiche – commenta Sedazzari – Da questa collaborazione ci aspettiamo che gli studenti si appassionino ai temi della machine vision, conoscano attraverso il nostro specialista Davide Soresina l’azienda Opto Engineering e condividano competenze in settori tecnologici multidisciplinari per sviluppare futuri progetti di business».