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Il sindaco di Mantova risponde sul nuovo parco del Te: «Non solo estetica»

Palazzi replica alle critiche di Italia Nostra: «Sarà una grande piazza verde. Il progetto rispetta la storia, ma guarda a nuove funzioni»

MANTOVA. «Il futuro che pensiamo per Te è semplice e non riguarda solo la storia: il parco diventerà una grande e rigenerante piazza verde al centro di quartieri. Accetto le critiche, ma vorrei che si tenesse conto del significato che questo progetto ha per la città e i cittadini». Il sindaco Mattia Palazzi risponde alle obiezioni avanzate da Italia Nostra, e apparse sulla Gazzetta di Mantova di domenica, al progetto di trasformazione dei giardini nell’area di Palazzo Te in parco.



Cantiere in dicembre

L’affidamento dell’appalto per il primo intervento da 5 milioni e mezzo (il costo complessivo del parco è di 14 milioni) è previsto per il prossimo autunno con l’obiettivo dichiarato di aprire il cantiere in dicembre. Nelle ultime settimane si è sviluppato un dibattito sull’operazione che ha visto anche spunti polemici piuttosto aspri soprattutto dalle forze di opposizione in consiglio comunale.

Italia Nostra

Per quanto riguarda Italia Nostra, il presidente Ernesto Morselli ha suggerito di semplificare l’intervento, affinché palazzo Te non perda la sua centralità. E ha fatto riferimento anche agli aspetti storici dell’approccio adottato dall’amministrazione comunale. E da qui, parte la risposta di Palazzi. «Gli interventi apparsi sulla Gazzetta si sono concentrati sul gesto estetico rispetto al quale ogni posizione è soggettiva, e non invece sull’importanza di tale opera per la città e per i cittadini» premette il sindaco.

Che poi entra nel merito delle affermazioni di Morselli. «Non mi soffermo pertanto sugli aspetti storici dell’area del Te – dice – come ho già avuto modo di dire, il progetto definitivo arriva dopo molti mesi di studio e confronto con enti e Sovrintendenza. Allegato allo stesso vi sono 85 pagine di relazione storica, agronomica, paesaggistica. Lo dico perché lo studio che sta predisponendo l’intervento è uno dei migliori in progettazione del verde in Italia e l’analisi storico paesaggistica è stata la prima parte del lavoro per molti mesi».



Il ministero

«Per questo intervento abbiamo ottenuto cinque milioni di euro dal Ministero dei beni Culturali – osserva Palazzi – cosa che già dovrebbe testimoniare quanto ritenga di valore tale iniziativa, collegata alla valorizzazione della Reggia del Te». Palazzi spiega che la filosofia del progetto si basa su due aspetti. Il primo: il verde viene inteso come fonte di rigenerazione e non solo come ornamento. Il secondo: il parco va pensato, sotto il profilo urbanistico, come una piazza alberata.

Non solo estetica

«In Europa viene dato al verde non più una funzione ornamentale – sostiene – ma è considerato un elemento in grado di “rigenerare” e “ricucire” porzioni di città operando una costante e importante azione ambientale. Stiamo perseguendo la visione della città che abbiamo promosso dalla capitale della cultura 2016 al Forum mondiale Fao».



Piazza verde

«Quell’area – prosegue Palazzi – è disordinata e lasciata al caso. Nei decenni si sono stratificate funzioni senza mai porsi il tema di quanto invece, essendo a fianco di palazzo Te e al centro tra i viali, Te Brunetti e Valletta Valsecchi quest’area potesse essere strategica per toglierli dall’isolamento, in parte causato dalla ferrovia e in parte da via Brennero. Il nuovo parco del Te sarà una piazza verde (dagli attuali 36 alberi passeremo a 300) al centro di quartieri che stiamo collegando, con ciclabili e con sottopassi. Ad esempio quello che realizzeremo dal centro di Te Brunetti direttamente al parco del Te. È un’idea di futuro, che non riguarda solo la storia, che non ha nulla a che fare con una visione conservativa della città. Vogliamo dare sempre più spazio, mobilità pedonale e ciclabile e occasioni ai mantovani di vivere tutti i giorni una città accogliente, nella quale riprendersi tempi e stili di vita che sempre più determineranno la salute».



Il precedente

«Ho molto rispetto per le critiche e discussioni degli storici – dice Palazzi – ma invito a ragionare sul senso di un intervento che non guarda a una città statica, da contemplare, ma a una città che cambia e si muove. Successe un po' anche per piazza Leon Battista Alberti. Poi come si è visto, non solo l’intervento ha riscontrato il consenso della maggioranza dei mantovani, ma ha generato una vera piazza dando forza alle attività presenti, aprendone di nuove e cambiando le abitudini di molti cittadini. È bello che tanti giovani oggi vadano in piazza Alberti e la sentano loro. Se non avessimo messo le panche grandi e alberi non sarebbe così. Anche allora mi dicevano che non andavano messe, ma sono contento di essere andato dritto. Penso che si cambi la città per farla vivere di più: se no non avrebbe senso».

La pandemia

Il sindaco sostiene che «la pandemia ha dimostrato quanto sia fondamentale realizzare città sempre più verdi e capaci di creare occasioni di vita all’aria aperta. È ciò che stiamo facendo e che continueremo a fare. Non a caso vogliamo acquistare col Parco del Mincio l’area dell’ex lago Paiolo, perché anche li porteremo collegamenti ciclabili».



Migliaretto

«Ed è per lo stesso motivo che non smetto la battaglia per ridare ai mantovani il Migliaretto – aggiunge – perché quella è la naturale cittadella per lo sport della città, immersa nel verde. Non può continuare ad essere un campo di patate immobile da 50 anni».

Campi sintetici

«Infine una risposta all’architetto Morselli sul costo del campo in sintetico che realizziamo nell’area San Pio del Migliaretto – conclude – È l’opposto di quanto afferma, poiché stiamo lavorando da mesi con le società di calcio per il miglioramento degli impianti sportivi. Realizzare un campo regolamentare in sintetico ci consente di non fare tre campi in erba. Su un campo in sintetico possono allenarsi più squadre senza danneggiarlo, cosa che non può avvenire con i campi in erba. Inoltre non ha costi di manutenzione, a differenza dei campi in erba che ogni anno di media vanno rifatti o quasi a seconda dell’utilizzo. Per questo abbiamo scelto con le società, di intervenire così. Anche perché non vi sarebbe spazio a sufficienza per realizzare tre nuovi campi sportivi». 

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