Corneliani, sindacati e sindaco tra le lavoratrici: "Ora c'è un futuro e il merito è solo vostro"

Lacrime e abbracci al presidio vota sì all'accordo che prevede tre finestre di incentivi all'esodo. Nella newco resteranno tutti i rami italiani tranne i negozi full price di MIlano, Roma e Firenze. Si rinuncia anche a Slovacchia e negozi di Londra e Parigi  

MANTOVA. L’applauso ai sindacalisti stremati da giorni di trattativa, al sindaco Mattia Palazzi e a se stessi. Le lacrime che non si fermavano, gli abbracci, i loro occhi a raccontare il sollievo, la gioia per “la” conquista dopo più di 120 giorni di presidio fuori dai cancelli. C’era tutto questo il 7 aprile in quel trionfo di mani alzate (tutti tranne uno) che alle 17.30 ha visto il presidio dell’onda rossa votare sì all’accordo per il salvataggio della Corneliani.

Dopo aver sentito con le loro orecchie che nella Corneliani 2.0 passeranno tutti i rami italiani esclusi i negozi full price di Milano, Roma e Firenze per un totale di 18 dipendenti per i quali valgono gli incentivi all’esodo, e alcuni contratti con agenti di commercio. Che gli altri rami esclusi sono all’estero: sono la partecipazione in Slovacchia, Corneliani Usa e i negozi full price di Londra e Parigi. Che nessuno sarà licenziato, ma l’azienda mette sul piatto incentivi per chi è disposto a non passare alla newco: per chi aderirà tra aprile e giugno sono previste dieci mensilità e il preavviso pagato dall’azienda, otto e preavviso pagato per quelli che accetteranno di lasciare Corneliani tra luglio e settembre, sei mensilità e preavviso pagato per chi deciderà entro novembre. Per coloro che andranno in pensione prima della fine 2025 sono previste due mensilità. Nella vecchia Corneliani srl, che continuerà a vivere sino a fine anno, e nella newco che partirà con il 2022 verranno poi utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali necessari per evitare licenziamenti.


E «se siamo arrivati fin qui è stato grazie alla vostra determinazione e tenacia che ha evitato la più grande bomba occupazionale, tutto quello che abbiamo fatto in questo anno e mezzo fa venire le vertigini, ma se la fabbrica è ancora viva, se ora possiamo guardare al futuro è merito vostro»: le parole del segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi risuonano nel piazzale di via Panizza piombato in un silenzio commosso. «Non saremmo qua se l’onda rossa non si fosse conquistata l’accordo in prefettura del 21 luglio 2020» ricorda ancora nel ringraziare l’allora ministro Patuanelli, la sottosegretaria Todde che ha voluto il fondo salva-imprese, l’intervento decisivo del ministro Giorgetti e «colui non ci ha mai abbandonato: il sindaco Mattia Palazzi». Palazzi che ha già chiesto alla Regione di «aprire subito un tavolo per mettere in campo gli strumenti necessari per gestire il percorso che si apre oggi» e che davanti alla folla ricorda il rischio corso fino all’ultimo «di un esito devastante per l’occupazione e la città», che «solo voi non avete mai smesso di crederci con i vostri rappresentanti sindacali che hanno gestito questa faticosa trattativa con intelligenza e responsabilità ottenendo di mantenere qui a Mantova la produzione che è il risultato più importante per ripartire». A ribadire che «fino ad una settimana fa il rischio era di portare l’azienda alla liquidazione nella migliore delle ipotesi» è anche il segretario generale della Femca Cisl Gianni Ardemagni. «La sinergia a tutti i livelli con le istituzioni – aggiunge – e la vostra determinazione davanti ai cancelli, hanno contribuito alla realizzazione di quest’accordo che offre una prospettiva nuova». E il grazie ai lavoratori è anche del segretario generale della Uiltec Uil Giovanni Pelizzoni: «Questo accordo è un punto di partenza importante, siamo riusciti a non farci imbrigliare in trabocchetti non condividendo il numero di esuberi e ottenendo un accordo pulito. Ora il lavoro continua e dobbiamo essere determinati a non mollare».

Accanto a loro, come sempre: le Rsu al completo. «Ho sempre avuto dentro di me una vocina che mi diceva che l’azienda in cui ho passato 40 anni non poteva chiudere per sempre – ci dice Gabriella Zucchelli – ma quello che è successo in questo ultimo anno e mezzo, più volte mi ha portato a perdere la fiducia. Eppure quella vocina dentro di me continuava a dire "è impossibile". Oggi si apre un nuovo capitolo, sarà da lavorare tanto ma oggi posso dire che ce la facciamo». E il suo “grazie” come quello di Migena Kalemaj a fine giornata va «a tutti coloro che non ci hanno mai abbandonato, al nostro condottiero Michele Orezzi che ha dedicato anima e corpo a questa vertenza» e «a noi, noi che non abbiamo mai mollato».


 

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