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Due bimbi in Germania e la scuola online, con zii e nonni distanti a fare da maestri

È la storia della famiglia Liuzzo: i genitori a Quingentole e quattro figli tra Amburgo, Grenoble, Bologna e Bassano 

QUINGENTOLE. La pandemia ci ha divisi. Certo. Ma in un certo senso ci ha anche riuniti, facendoci scoprire nuove modalità di incontro, meno tattili, comunque intense.

E le famiglie, già divise dalla geografia, sono state le più creative.


Come i Liuzzo, per dirne una. I genitori, Gianfranco e Nella Roveri, ora in pensione (per modo di dire) vivono a Quingentole, mentre i loro quattro figli sono sparsi per l’Italia e l’Europa.



In ordine anagrafico: Stefano, 43 anni, musicista e liutaio, vive con la moglie Elena a Bologna; i gemelli Pietro e Simone, 35 anni, vivono il primo ad Amburgo, con la moglie Francesca e i figli Laura di 8 anni e Dario di 5; mentre il secondo è a Grenoble con Roberta. Hanno entrambi due importanti carriere avviate: Pietro è laureato in Filologia Classica e Storia Antica e dopo un dottorato a Bolgona e un ulteriore periodo di formazione a Londra si è trasferito in Germania dove lavora in un istituto per lo studio e la ricerca degli antichi manoscritti etiopi ed eritrei.

Pietro è un fisico delle particelle e dopo la laurea alla Normale di Pisa e un master a Roma, ora lavora allo European Synchrotron Radiation Facility o ESRF, uno dei tre più importanti sincrotroni attualmente in funzione nel mondo.

E poi c’è Giada, 31 anni, l’unica femmina e la più piccola di casa Liuzzo. Lei pure fuori Quingentole, ha già imboccato una sua strada professionale interessante: da cinque anni lavora infatti all’Archivio comunale di Bassano del Grappa, dove restaura manoscritti, dopo essersi formata, tra le altre cose, al monastero di Praglia.

La mamma, Nella Roveri, ex insegnante di Lettere, nonché scrittrice e viaggiatrice full time (col marito Gianfranco è stata guida di Avventure nel mondo) non vede i figli da tempo, causa pandemia. I gemelli da oltre un anno. Nonostante le videochiamate collettive, a Nella è venuta l’idea di approfondire e, perché no, far conoscere le vite a distanza dei figli. Così ha mandato una mail a Expat, programma in onda su Rai Radio 3 e ne è nata un’intera trasmissione di mezz’ora, con tutti e quattro i ragazzi collegati a raccontare le loro vite in generale e ai tempi del Covid.

I quattro fratelli hanno fatto conoscere, e ora lo raccontano a noi, come riescono a stare vicini, nonostante le migliaia di chilometri che li separano e l’impossibilità a prendere aerei e raccontano alcuni particolari della reclusione forzata in vigore in tutta Europa. A partire dalla DAD, la famigerata didattica a distanza. Che per Laura e Dario, i due piccoli di Pietro, si è trasformata in un gioco meraviglioso che li ha portati quasi ogni giorno a contatto con i famigliari lontani: con lo zio Simone, lo scienziato, che insegna loro matematica, con lo zio Stefano, il musicista, che fa conoscere note, tempi e ritmi, con il nonno Gianfranco e la nonna Nella, esperti di geografia e con la zia Giada per un po’ di coccole che non guastano mai.

«E’ stato bellissimo - racconta Stefano da Bologna - giocare alla musica con i miei nipoti. Tutto con loro si è trasformato in divertimento».

«Abbiamo fatto giochi di ricerca, il Sole, la Terra e un powerpoint tutto nero per far conoscere loro come nascono le stelle» è la volta di Simone lo scienziato.

«Noi l’abbiamo chiamata casa-scuola - racconta Pietro, il papà dei due bimbi - loro si sono divertiti un sacco con gli zii e i nonni. Con mio padre per esempio hanno imparato la geografia e lui, che ha conosciuto il mondo e collezionato cappelli, per ogni Paese si presentava in video con il cappello giusto». «La lista delle materie era lunga, ma anche quella degli zii - ammicca Giada - io ho fatto proprio la zietta». —



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