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La Corneliani ce l’ha fatta: intesa davanti al ministro, non ci sono licenziamenti

Previste solo uscite volontarie anticipate, garantito il sito produttivo di Mantova. L’ok alle 13.41 del 7 aprile dopo una trattativa sfibrante. Giorgetti: un modello da replicare   

MANTOVA. 7 novembre 2019 – 7 aprile 2021: ad esattamente un anno e mezzo dal primo sciopero di quella che sarebbe diventata l’onda rossa «ora finalmente torniamo a parlare di futuro della Corneliani». Sono le 13.41 del 7 aprile  quando i sindacati escono dall’ultimo round di una trattativa durata giorni e che fino all’ultimo ha rischiato di arenarsi: l’accordo per il salvataggio della Corneliani c’è. Ed è un accordo che prima di tutto esclude licenziamenti ma parla di uscite volontarie incentivate, garantisce la centralità del sito produttivo di Mantova e delle sue maestranze, scongiura una volta per tutte delocalizzazioni ed esternalizzazioni del lavoro di via Panizza. «Un modello da replicare» come dirà di lì a poco il ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti.

LA FIRMA DAVANTI AL MINISTRO


Ore 14.07: inizia la call che porterà di lì a poco alla firma tra sindacati territoriali e nazionali, le Rsu, le istituzioni, i rappresentanti di Corneliani srl, gli azionisti della nuova società Investcorp e Invitalia, il commissario giudiziale e il ministro in persona, a garanzia dell’operazione. A sigillo di un accordo per il salvataggio che riparte da quello firmato in prefettura a Mantova il 21 luglio scorso e scritto all’interno dei vincoli del piano concordatario. Un traguardo last minute e non scontato.


LA PRIMA VOLTA DELLO STATO AZIONISTA


Un traguardo che evita lo scenario peggiore: quello della liquidazione. Con la Corneliani prima azienda con lo Stato azionista, al 49%, attraverso Invitalia insieme al socio di maggioranza della newCo Investcorp. «Si regge tutto su un atto di fede – sottolineerà Giorgetti – che tutti abbiamo compiuto scommettendo sul futuro di un’azienda, un marchio italiano che può vincere la sfida del mercato. Mi auguro che a questo punto non ci siano ulteriori ostacoli alla soluzione della crisi. Noi abbiamo sperimentato un nuovo strumento che prevede l’intervento doveroso dello Stato in alcune situazioni di crisi per quelle aziende che hanno un futuro ma che si trovano ad affrontare crisi legate a momenti difficili come quello che stiamo vivendo. È un modello che ci auguriamo di poter replicare in tutte quelle situazioni di crisi dove ci sia un investitore privato che accetti l’azionista di Stato come socio di minoranza. Il Mise sarà presente e vigilerà sull’andamento della vicenda aziendale dal momento che è diventato azionista». Insomma, «oggi abbiamo costruito qualcosa di importante – dirà l’amministratore delegato Giorgio Brandazza – è un punto di partenza di un percorso che ora dovremo fare tutti insieme». Un percorso che d’ora in poi dovrà essere all’insegna «della massima trasparenza e condivisione di tutti i prossimi passaggi a partire dal piano industriale» come esortato al tavolo dal sindaco Mattia Palazzi «per ricostruire un rapporto di fiducia tra la società, i lavoratori e i loro rappresentanti che è fondamentale» perché «non si ripetano gli errori del passato».



I SINDACATI: ORA SI VEDE UN FUTURO

«Oggi è tutta Mantova a tirare un sospiro di sollievo – a parlare a nome di tutti è il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi – dopo un anno e mezzo di mobilitazione incessante torniamo a vedere un futuro per la Corneliani: un grazie alle lavoratrici e ai lavoratori, senza la loro determinazione oggi staremmo parlando di uno scenario tragico, sociale e industriale. L’accordo deve essere solo un punto di partenza: tutti sappiamo che per la Corneliani le difficoltà non sono finite ma che anzi il percorso di ristrutturazione e riorganizzazione sarà lungo anni, in attesa che il mercato si risollevi dalle conseguenze della pandemia e che si possa tornare a parlare di crescita e assunzioni. Oggi però, dopo tanta nebbia, abbiamo un orizzonte chiaro e certezze: una nuova Corneliani che deve essere costruita sulle parole chiave di questo accordo, partendo da Mantova al centro, e che, essendo il primo esperimento di un intervento pubblico nell’azionariato aziendale, possa diventare un modello di nuove politiche industriali con un nuovo protagonismo dello Stato a supporto del lavoro e dei lavoratori».

I PUNTI DELL'ACCORDO

I sindacati hanno ottenuto che l’accordo ricalcasse le premesse di quello del 19 novembre 2019. Ovvero: nella newco che nascerà a fine 2021 con lo Stato socio per cinque anni, il sito di Mantova resta il cuore della produzione con maestranze e marchio come vero valore aggiunto della produzione, con la conferma di tutti gli asset produttivi e occupazionali e il no a qualsiasi delocalizzazione. Nell’accordo è scritto che i sindacati non condividono i circa 150 esuberi indicati dall’azienda, ma si dicono disponibili ad agevolare il piano di incentivi all’esodo volontario che prevedono tre finestre (come spieghiamo nell’altra pagina). Il passaggio nella nuova società riguarderà tutti i lavoratori presenti in Corneliani srl a novembre 2021 con il mantenimento di tutti i diritti e i livelli salariali attuali. Saranno poi messe in campo tutte le risorse per politiche attive del lavoro, formazione e riqualificazione. L’applicazione dell’accordo così come il piano industriale e l’organizzazione aziendale verranno monitorati passo passo da incontri mensili con le Rsu, trimestrali con i sindacati e rimarrà aperto il tavolo al Mise.

ORA LA PALLA PASSA AL TRIBUNALE

La prossima settimana l’accordo dovrà passare al vaglio dell’attestatore, poi si passerà all’apertura della procedura di concordato, quindi alla relazione del commissario giudiziale Luca Gasparini, al voto dei creditori e infine al l’omologazione del concordato.
 

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