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Oasi ecologica di Valle, trent’anni di progetti ma ancora non decolla

Dagli anni Novanta il Comune tenta il recupero della riserva. Ma finora degrado e abbandono. E i vandali vanno a nozze

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. La zona umida di Valle continua a essere oggetto di azioni vandaliche ed è un’occasione persa per il territorio morenico. Lo testimonia lo stato di degrado nel quale versa questa vasta area, circa 40 ettari e uno specchio d’acqua di circa mezzo ettaro. Ma a far comprendere la situazione ci sono anche gli interventi che anche l’amministrazione comunale ha messo in atto per arginare l’abbandono dei rifiuti (ultimamente sono state messe delle sbarre per bloccare gli accessi secondari al sito) e per cercare di trovare privati che vogliamo investire in questo progetto.



Eppure la storia di Valle, un’oasi ecologica alle porte di Castiglione delle Stiviere, al confine con Lonato del Garda, sulla strada principale che arriva da Desenzano, è una di quelle che lascia ben sperare per lo stato di salute di un territorio. Da quasi tre decenni si parla di un progetto per la realizzazione di un’area protetta con struttura didattica.

L’avvio del progetto risale al 1995, con il sindaco Sante De Padova, ancora oggi strenuo difensore di quell’area. A quell’epoca si avvia una prima massiccia piantumazione dell’area boschiva che circonda lo specchio d’acqua: circa 11mila piante autoctone, e che rappresenta, ad oggi, la più grande operazione di rimboschimento mai fatta a Castiglione.



Nel 2013, con l’amministrazione Novellini, arrivano altre novemila piante, portando così alla creazione di un bosco di circa 20mila alberi totali (la parte dell’ultima piantumazione è ben visibile alla destra della zona torbiera).

L’importanza dell’area è legata alla torbiera e alla diversità ambientale che attira molte specie animali: sono presenti numerosi esemplari di specie protette, come il falco di palude, il nibbio bruno, la garzetta, l’airone rosso e l’airone bianco, il martin pescatore, il gufo, la civetta e molti altri. Da qui l’idea, realizzata grazie a risorse attenute con bandi e fondi di varia natura, di organizzare l’area con una passerella di 35 metri di lunghezza, e otto di larghezza la fondo, con l’aggiunta di un capanno in legno, per il bird-watching. Valore complessivo dell’operazione, circa 80 mila euro, soldi ottenuti attraverso la partecipazione a bandi. A ciò si sono aggiunti i cartelli che spiegano flora e fauna, l’inserimento nel Plis (parco sovracomunale) e il riconoscimento come Sic (sito di interesse comunitario).

Azioni che, però, non sono bastate a convincere un privato a siglare una convenzione con l’amministrazione Volpi per sviluppare un progetto che tenesse anche conto della vicinissima cascina che, da oltre due decenni, si cerca di trasformare in una struttura didattica (il progetto fu portato avanti, per prima, dalla consigliera comunale forzista Giovanna Lanzani nell’amministrazione Paganella).

Oggi l’area, dopo l’accordo del 2019 per la sua valorizzazione, è sotto il controllo del comune e del Parco del Mincio che l’ha inserita nel progetto “Tessere per la natura”, 28 siti naturalistici e aree protette messe in rete. Lo stato dell’opera, però, racconta una situazione di abbandono. La cascina, come è visibile dall’esterno, è diroccata e sede di cumuli di rifiuti (davanti e dietro, oltre ai fuochi accesi forse per grigliate in queste ore), mentre la casetta del bird-watching è divelta, piena di scritte con insulti razzisti e sessisti, oltre a svastiche e rifiuti sparsi ovunque, mentre la passerella comincia ad essere oggetto di vandalismi.

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