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A Mantova un lavoratore su due è in smart working. «Ma attenzione al cottimo 2.0»

I primi dati documentano un’impennata record della percentuale di produttività. La Uil avverte: «No alla contrattazione individuale e alle discriminazioni a casa»

MANTOVA. Sarà pure smart, o agile (all’italiana), ma necessita di diritti e regole chiare perché non debordi e si guasti. La Uil di Mantova fa il punto sull’organizzazione del lavoro durante la pandemia, guardando anche al dopo. A quando l’imperativo si ammorbidirà in opportunità. Ma per chi? Punto di partenza per l’analisi del segretario provinciale Paolo Soncini è lo studio dell’Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano, secondo cui in Italia durante la pandemia si è passati da 570mila a 6,58 milioni di smart worker. Il fenomeno ha coinvolto il 97% delle aziende, il 94% delle pubbliche amministrazioni, e il 58% delle piccole e medie imprese.

Nel dettaglio, dei 6,58 milioni di dipendenti agili, la maggior parte lavora nelle grandi imprese (2,11 milioni), 1,13 milioni nelle pmi, 1,5 milioni nelle microimprese sotto i dieci addetti e 1,85 milioni nelle pubbliche amministrazioni. Mantova? «È partita piano, fino ad allinearsi alle percentuali nazionali». E dove attualmente si stima che un lavoratore su due operi ancora da casa.


Non siamo di fronte ad una soluzione temporanea o emergenziale – avverte Soncini – «ma è la conferma di un nuovo paradigma, già esistente da anni per alcune professioni freelance, che prende forma a partire dallo sganciamento del lavoro dal luogo, dal posto fisico, e dal tempo, ovvero dalla giornata contrattuale di otto ore». Le prime statistiche sulle ore di utilizzo del pc e sulla qualità del lavoro prestato mostrano impennate record della percentuale di produttività. Il rovescio della medaglia? «Sforamenti di orario per portare a termine le consegne, reperibilità oltre l’orario di ufficio e disagi per problemi di connessione, specialmente fuori dalle grandi aree urbane» annota il segretario della Uil.

Stringendo il fuoco sulla Lombardia, i dati forniti dalle associazioni di categoria documentano un aumento dal 28 al 90% di postazioni in smart working durante il lockdown del 2020. Per la Uil questo è l’inizio di un nuovo mondo: «Occorre però fare attenzione a un cottimo 2.0 che si sta diffondendo in modo inarrestabile nel privato, e minaccia di contagiare anche il settore pubblico, secondo logiche aziendaliste». Lo stesse organizzazioni sindacali sono chiamate a un esercizio di consapevolezza: «Serve urgentemente un nuovo paradigma culturale e pratico, che riattualizzi il principio della solidarietà». Tradotto, no alla contrattazione individuale, «che allontana e divide», e no «alle discriminazioni tra le mura domestiche». —


 

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