I bioreattori mantovani di Solaris nella filiera dei vaccini

Cresce la produzione

PORTO MANTOVANO. La caccia alla produzione di vaccino anti Covid in Italia è iniziata. Arruolate le aziende del settore biomedicale in grado di produrre o convertire gli impianti per costituire un polo di ricerca e produzione nazionale. Ma se la parte finale, l’infialamento e la distribuzione è patrimonio di tante ditte e la produzione del principio attivo è una capacità che solo alcune hanno, il nodo resta quello alla base del processo: la scarsa disponibilità di bioreattori, fermentatori in grado di moltiplicare i materiali biologici con i quali si costruiscono i vaccini.

Solaris, cresce la produzione: i bioreattori mantovani nella filiera dei vaccini



Sull’intero processo di cooptazione grava uno stretto riserbo. L’industria nazionale del farmaco e delle Life Sciences da sempre è abituata a lavorare in silenzio. Non fa eccezione la Solaris Biotechnology, azienda di Porto Mantovano, hinterland del capoluogo che da 18 anni opera nel campo della produzione di bioreattori e fermentatori, oggi al decimo posto su scala internazionale.

«Noi produciamo le macchine con le quali si fa una estrema gamma di bioprodotti - spiega il Ceo di Solaris Matteo Brognoli - . Scoprire che cosa facciano i nostri clienti con i nostri macchinari non è compito nostro. Certo non si può nascondere che, lavorando spesso su “ricetta” del richiedente, notiamo che sono aumentate le domande legate al mondo medico».

Al di là dei comprensibili tatticismi dovuto alla strategicità e agli interessi economico e politici che ruotano attorno al Covid, è evidente che i vaccini senza bioreattori non si fanno. Lo dimostra la collaborazione di Solaris con l’Università israeliana della Galilea Settentrionale (Migal) che dallo scorso anno lavora ad un progetto di vaccino orale. Partendo dagli studi già effettuati sull’aviaria, sarebbe ora vicina alla produzione di un vaccino antiCovi orale in pastiglie, che eliminerebbe i problemi di effetti collaterali.



Recentemente il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha evidenziato la necessità di costruire una filiera di produzione vaccini nazionale. «Crediamo che una collaborazione sulla ricerca, che può produrre risultati nel lungo termine, può funzionare solo se c’è anche qui in Italia un supporto pubblico. Noi cerchiamo partner privati che vogliano condividere questa sfida» ha ribadito il ministro.

Contatti informali, confermano da Roma, ci sono stati. Ma produrre ex novo un bioreattore non è semplice. «Servono mesi , diciamo un anno - spiega Brognoli - non tanto per la costruzione, quanto per la fase autorizzativa, che segue quella simile ai farmaci». In pratica, lavorando “su progetto”, ogni bioreattore è diverso uno dall’altro, partendo da “ricette” fornite dal potenziale acquirente. E necessita di autorizzazione dell’Ema e dell’Aifa.

Tempi che si restringono a circa 8 mesi se si modificano dei bioreattori esistenti.


 

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