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I campi riconvertiti: dai prati di fieno al mirtillo americano

Riccardo Guidi, 26 anni, lo coltiva a Marmirolo da due anni: «Garantisce reddito, sto aumentando la produzione»

MANTOVA. Dici mirtilli e pensi ai boschi del Trentino Alto Adige. Ma il mirtillo che arricchisce macedonie di frutta e coppe gelato, salvo casi piuttosto rari, è quello gigante, ed è coltivato. Anche nel Mantovano. Tra i pionieri locali del piccolo frutto c’è Riccardo Guidi, 26 anni e un’azienda di famiglia alla quale ha cambiato volto e vocazione. A Marmirolo, Guidi, che fa parte del gruppo giovani di Confagricoltura, coltiva il mirtillo americano da marzo 2019. In provincia, la passione per i mirtilli ha travolto ancora poche aziende: gli impianti di una certa dimensione si contano sulle dita di una mano. Altrove, invece, ha spopolato e continua a crescere: il grosso è in Piemonte, dove viene coltivato su circa 600 ettari; gli altri 600 se li spartiscono Trentino, Veneto e, in misura minore, le altre regioni, Sud Italia compreso. Riccardo è entrato in azienda dopo il diploma da geometra. «La terra c’entrava comunque, ma poi alla fine la passione per l’agricoltura ha prevalso» racconta mentre mostra le piante di mirtillo coperte dalle reti anti grandine: un migliaio di piante che occupano una superficie di duemila metri quadrati. Il resto dell’azienda, fondata dal nonno Arrigo Lorenzi e mandata avanti da mamma e zia, continua a produrre fieno (questa è la zona dei prati stabili), mais, soia e frumento. Perché proprio i mirtilli?


«Avevo voglia di provare una coltura che occupasse poco spazio ma garantisse redditività – risponde Riccardo – Con le colture classiche, per guadagnare servono grandi superfici». I costi iniziali e di gestione, soprattutto legati alla manodopera per la raccolta, sono alti, ma alla fine l’investimento è ben ripagato. L’anno scorso, le mille piante dell’azienda hanno fruttato 18 quintali di frutti, e per la raccolta di quest’anno, a giugno, l’obiettivo è arrivare a venti. La scelta della varietà precoce, che matura a giugno, non è casuale.


«È il momento dell’anno migliore, perché finisce la produzione spagnola e il mirtillo di giugno è il primo prodotto italiano ad arrivare sul mercato. La produzione trentina arriva due settimane dopo». La coltivazione, in vaso, non richiede particolari accortezze. E anche il consumo d’acqua non è eccessivo: l’irrigazione è con impianti a goccia. Per la vendita, l’azienda si rivolge a un distributore di Povegliano Veronese che commercializza frutta e verdura a livello nazionale: i mirtilli di Marmirolo raggiungono, così, gli scaffali della grande distribuzione. La scorsa estate è partito, però, anche un primo esperimento di vendita diretta in azienda. Per il futuro si punta al raddoppio: «Investiremo ancora, sempre sul mirtillo. Adesso, intanto, completiamo un’altra parte di impianto e arriviamo a mezzo ettaro».

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