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Svolta ecosostenibile: zucche coltivate senza usare la plastica

L’azienda Bottura: «Torniamo a zappare la terra. Letame e rotazioni come un tempo. E ci guadagniamo» 

MAGNACAVALLO. Tornare a coltivare la terra come una volta: zappando e dissodando per eliminare le erbe infestanti invece di usare le strisce di plastica interrate. Usando poi il letame organico e le rotazioni pratiche che risalgono all’antichità. E la scoperta è che non solo l’ambiente ci guadagna, ma anche il portafoglio. «Abbiamo fatto due conti, alla fine risparmiamo pure» dice Alberto Bottura, titolare con il figlio Luca dell’azienda di famiglia a Magnacavallo.

Circa 50 ettari in proprietà e parte in affitto dove da qualche anno Alberto, ex dirigente industriale, rimasto a casa dopo che la multinazionale per la quale lavorava ha chiuso i battenti. Il figlio si era nel frattempo diplomato in agraria. Quattro braccia, ma anche due teste che pensano, come dice Alberto «che il passato non ritorna, ma a volte si può recuperare quello che di buono c’era».


L’azienda fa seminativi, cereali, ma inizia a provare coltivazioni un po’ diverse, come i ceci, che lavora direttamente in azienda sino al confezionamento ed alla vendita diretta. Ma siccome siamo nel mantovano, la voglia è quella di provare a coltivare le zucche, visto che il terreno è adatto. «Inizialmente la facevamo come rotazione - spiega ancora Bottura - Il modo consueto è stendere sul terreno un telo di plastica per fare la “pacciamatura”, cioè uno strato che evita la formazione delle malerbe, artificiale». Ma fra stendere, raccogliere i teli a mano, smaltirli i costi sono notevoli. «Tre anni fa ci siamo detti: e se proviamo a fare senza teli? Una volta non c’erano e le zucche crescevano lo stesso». Detto fatto. Zucche direttamente nel terreno e poi passaggi e passaggi di motozappa e trattore con erpice e sarchiatrice. Attrezzi modificati per lo scopo da padre e figlio.

Le zucche vengono bene: dal classico Cappello del prete, alle varietà Dèlica, alla Violina alla nuovissima Vanity. «Abbiamo un canale di vendita diretta, ce le acquistano sin dalla Sicilia. Poi qualche grossista e mercati ortofrutticoli». A vedere il campo arrivano anche le scuole della zona. «In autunno inizieremo anche a fare vino e mostarde - conclude Bottura - Perché quando produci naturale, alla fine ti piace anche far assaggiare quello che fai» —


 

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