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Acque di scarico più pulite: test con i batteri per depurarle

Il gruppo Sta sperimenta un nuovo sistema per l’abbattimento dei fanghi. Superato il primo step: un anno di prova nell’impianto Tea di Marmirolo

S.Pin.
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MANTOVA. Produrre meno fanghi nella depurazione delle acque di scarico è possibile. Lo ha dimostrato il gruppo Sta, che ha da poco concluso la sperimentazione del processo Utn, un sistema che, grazie a ceppi batterici buoni, abbatte lo sviluppo di fanghi: il calo si aggira attorno al 40-50 per cento. Per ora il test ha riguardato solo le acque di scarico civili: è stato condotto sull’impianto di depurazione di Marmirolo. Ma il gruppo di Valdaro ha già fatto partire una prova su impianti industriali.

L’azienda, quartier generale a Mantova e una rete di dieci sedi tra le province di Trento, Cremona, Pavia, Verona, Modena, Padova e Lucca, è partita da un bisogno in crescita: la necessità di trovare nuove alternative per smaltire e trattare i fanghi di depurazione, in un momento di grande difficoltà per gli impianti finali, di ricevere grosse quantità di rifiuti. E la soluzione l’ha cercata a monte: provare a produrne meno. «Ci siamo chiesti: riusciamo a trovare una tecnologia biologica che riduca la produzione di fanghi ma mantenga, al tempo stesso, l’efficienza depurativa?» racconta Giuliano Fontanesi, il presidente del gruppo. All’equilibrio tra le due esigenze è arrivata la ricerca, ambito nel quale l’azienda investe parecchio grazie a una squadra di ingegneri, tecnici e specialisti.

Il risultato è stato il processo Utn, che ha ottenuto l’attenzione della rivista scientifica Environmental Challenges (gruppo Elsevier, il maggior editore mondiale in campo medico e scientifico): lo studio che riguarda l’applicazione del progetto è stato pubblicato lo scorso gennaio. «L’idea alla base del progetto – spiega l’azienda – sfrutta la presenza di un reattore biologico in cui si sviluppano ceppi batterici con basse percentuali di riproduzione».

La tecnologia è stata sviluppata in collaborazione con la squadra di Gianni Andreottola, professore ordinario dell’Università di Trento e luminare in materia. Il gruppo Sta ha poi condotto la sperimentazione su scala reale, per poter testare la tecnologia, sull’impianto di Marmirolo, che ha una capacità di trattamento di seimila abitanti: l’operazione è stata resa possibile dal supporto dei tecnici di Aqa, del gruppo Tea, di cui Sta è partner.

L’esperimento, durato circa un anno, anche per valutare lo sviluppo dei ceppi batterici con le diverse temperature, ha confermato la riduzione dei fanghi e un’efficiente rimozione del carbonio organico e dei nutrienti. La tecnologia del gruppo Sta, che da quarant’anni si occupa del trattamento di acque reflue, potabili e meteoriche per le aziende e nell’ambito del servizio idrico integrato, a questo punto può essere installata su qualsiasi impianto biologico esistente, senza grandi modifiche.

Qualcuno ci ha già pensato: sono arrivate diverse richieste e sono partite le prime installazioni.


 

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