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Arrestato per le truffe auto ex venditore dell’Andromeda

In carcere a Udine. Nel blitz a Rovigo 11 custodie cautelari e 18 denunce. I truffati lo riconoscono dalle foto. Il difensore: «Aveva un ruolo marginale»

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Si trova in carcere ad Udine Andrea Frecentese, 45 anni, venditore di auto che aveva operato anche all’Andromeda, l’autosalone di Castiglione che ha chiuso i battenti a inizio febbraio 2020 dopo aver incassato circa 300 bonifici da clienti a cui non sono mai stati consegnati i veicoli per i quali avevano pagato in anticipo.

Il suo ruolo viene definito «marginale» dal suo avvocato, l’avvocato Massimo Cescutti, di Pordenone. «Frecentese era bravo vendere e ha lavorato per diversi autosaloni, compreso l’Andromeda. Dopo di che, il fatto che sia stato al centro di inchieste televisive nazionali, come Striscia la Notizia, che sia rimasto coinvolto, ma poi assolto, in vicende legate alla mafia e che abbia precedenti specifici lo fa apparire come organizzatore, quando in realtà era solo un venditore a provvigione».


Frecentese era stato riconosciuto da diversi presunti truffati del caso Andromeda già in un servizio video girato l’estate scorsa da Striscia la Notizia su un autosalone di Occhiobello (Ro). In molti avevano aggiornato la propria denuncia fatta sia alla Polstrada di Montichiari, che segue direttamente le indagini sull’Andromeda per conto della Procura di Brescia, sia alle diverse stazioni carabinieri d’Italia dove i presunti truffati avevano presentato le prime denunce.

Proprio indagando sul tentativo di immatricolazione di due Bmw, segnalato dalla motorizzazione civile di Rovigo, era scattata l’inchiesta condotta dalla Procura rodigina. Che nei giorni scorsi ha emesso undici mandati di custodia cautelare: 10 persone si trovano in carcere fra Pordenone, Treviso, Padova, Venezia e Piacenza, un indagato è ai domiciliari a Pescara, mentre due persone sono state interdette all’esercizio di impresa, 18 in totale gli indagati. Sono stati disposti, inoltre, i sequestri di 13 conti correnti e beni per oltre 700mila euro. Diverse decine le vittime di raggiri con ingenti danni economici stimati al momento in oltre 600mila euro.

Il nome dell’operazione, "Viralcars", prende spunto dal fatto che il gruppo criminale ha sfruttato a proprio vantaggio il periodo di lockdown, operando attraverso internet senza che gli acquirenti potessero approfondire le verifiche sui veicoli di interesse. Alle macchine fittiziamente messe in vendita, già immatricolate in Italia, erano state tolte le targhe e cancellati i numeri di telaio riportati nelle diverse parti visibili, modificando il chilometraggio reale.


 

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