Sequestrate le mascherine donate alle Rsa

Ritirati dalla Finanza migliaia di dispositivi di protezione dati dall’Ats Val Padana alle case di riposo. Inchiesta in tutta l’Italia 

mantova

Mascherine di protezione con una capacità di filtraggio anche dieci volte inferiore a quella richiesta. Quindi pericolose per chi le indossa e per chi si ha di fronte. Sono almeno sessanta milioni quelle che la Guardia di Finanza, su ordine della procura di Gorizia, titolare dell’inchiesta, sta sequestrando in questi giorni in tutta Italia. Coinvolte tutte le Regioni, perché i fornitori – più aziende dislocate in buona parte in Cina – le avevano vendute direttamente alla ex struttura commissariale per l’emergenza Covid in Italia, che a sua volta le ha distribuite alle Regioni e, a cascata, alle aziende sanitarie territoriali.


L’Ats Val Padana poi le aveva donate a più o meno tutte le venticinque case di riposo del Mantovano, in quantità proporzionali alla dimensione della Rsa. Un paio di giorni fa – come conferma Paolo Portioli, direttore generale dell’istituto Mazzali di Mantova e portavoce di Apromea, una delle due associazioni in cui sono riunite le case di riposo – l’Ats ha inviato una mail a tutte le strutture per anziani del Mantovano, invitandole a restituire entro martedì 13 tutte le mascherine Ffp2 ancora in giacenza (una dozzina di marchi) oggetto dell’inchiesta partita da Gorizia.

«Si tratta di donazioni da parte di Ats ricevute a partire dall’estate scorsa – spiega Portioli – tutti quanti le abbiamo ancora in deposito, chi più chi meno. Per fortuna, privarci ora di questi presidi di protezione non è più un problema come un anno fa, quando eravamo disperati perché non riuscivamo a recuperarne. Adesso si trovano ovunque e a costi contenuti».

Sono in corso le verifiche sulle eventuali giacenze per la riconsegna alla Regione. Ats Val Padana conferma: «A scopo cautelativo, è stato chiesto a tutti i soggetti, a cui sono stati distribuiti i Dpi, di effettuare una verifica sulle mascherine Ffp2 e Ffp3 oggetto del sequestro e, in caso di esito positivo, di consegnarle alle sedi Ats. La ricognizione è pertanto in corso».

Come a Mantova, le mascherine incriminate giacevano da mesi nei magazzini delle Aziende sanitarie di tutta Italia. In totale, la guardia di finanza ne ha sequestrate oltre 60 milioni. «L'inchiesta era nata con il sequestro di 1,5 milioni di pezzi nelle Aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia – ricostruisce il procuratore di Gorizia, Massimo Lia – grazie ai campionamenti effettuati, che hanno evidenziato una notevole difformità sulla capacità di filtraggio rispetto a quanto dichiarato e a quanto prevede la norma sulle mascherine Ffp2, si è deciso di allargare il provvedimento cautelativo a tutto il Paese».

Le analisi di laboratorio, eseguite dalle Fiamme Gialle, hanno evidenziato che in alcuni casi la capacità filtrante delle mascherine sequestrate è risultata essere dieci volte meno rispetto a quanto dichiarato, con conseguenti rischi per il personale sanitario che le aveva utilizzate nella falsa convinzione che potessero garantire un'adeguata protezione. È chiaro che le mascherine potrebbero essere state vendute anche ai privati, alla grande distribuzione per esempio.

«Intanto abbiamo cercato di aggredire il principale canale di distribuzione di questi dispositivi facciali – commenta il colonnello Antonio Magro, comandante delle Fiamme Gialle di Gorizia – abbiamo bloccato questi grandi quantitativi a disposizione della sanità pubblica, informando tutte le regioni. L’indagine comunque non si conclude qui». —



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