Pian col fajan, meglio pensare alla polenta

L’editoriale di domenica 11 aprile del direttore della Gazzetta di Mantova

MANTOVA. «Pian col fajan, che a poenta zè poca»: l’incipit di un proverbio veneto è il mantra sotto traccia fra le operaie Corneliani nelle ultime settimane di passione e impegno. Trapattoni avrebbe parlato di gatto e di sacco, ma non è la stessa cosa: lo scadenzario dei passaggi formali per fa rinascere la casa di moda giustifica ancora prudenza e qualche scaramanzia.

Piano, dunque, con il fagiano come ripete il sindacalista chiave di questa pazzesca e lucida battaglia. Perché la polenta in tavola ora pare esserci: ma se le cose non cambiano davvero, non basterà a sfamare. Il ministro Giorgetti (abile e bravo) parla di “modello” da esportare, per come si stanno chiudendo vertenza e salvataggio.

Vedremo.

Nel piatto oggi rimane un’azienda tenuta viva dal coraggio di dipendenti e loro rappresentanti, dallo sforzo paziente delle istituzioni a partire dal sindaco, dalla sagacia e competenza di chi ha seguito la partita in ruoli super partes. E con il ritorno dello Stato investitore e non semplice salvagente. Ma se il modello, pur cucito con perizia, quasi a mano, rifarà le pieghe del passato, il piatto piangerà in fretta. C’è una lezione nel caso Corneliani e oltre: il futuro non lo si costruisce con la nostalgia dei bei tempi, del blasone, con l’ambizione di affermare il proprio nome in un empireo extra muros, due tratti di una certa mantovanità (presunta e sconfitta, come tutte le identità autoreferenziali).

E neppure solo con l’orgoglio di un saper fare unico e il senso di appartenenza a un simbolo. C’è da cucire un domani: innovando, cambiando pelle o tessuto, rinunciando all’idea di garantire tutto com’era. Perché nulla è più com’era e quello che era non sta più in piedi. Il modello deve adeguarsi alle spalle (o al cavallo) di chi lo veste facendolo camminare, vivere: serve consapevolezza e imprenditorialità, la farina che più è scarseggiata in questi anni a Mantova. Senza quella, inutile che altri aggiungano in eterno acqua e sale.

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