Piano di concordato “salva Corneliani” presentato sul filo di lana: parola al Tribunale

Il deposito della proposta alle 19.15 dell’ultimo giorno utile. Martedì il cda e nei prossimi giorni incontro delle Rsu con i vertici aziendali sulla produzione antunno-inverno. E Il ministro Giorgetti mette in campo il "metodo Mantova" per altre crisi

MANTOVA. Mentre il «metodo Corneliani» fa già scuola con il ministro Giorgetti che lo ha proposto anche per la crisi che vede coinvolte l'Acc di Belluno e l'ex Embraco di Riva di Chieri ai presidenti delle rispettive Regioni, qui a Mantova  alle 19.15 del 15 aprile, ultimo giorno utile, è stato depositato in Tribunale il piano di concordato per la Corneliani. Ed è un ulteriore passo verso quel salvataggio atteso da oltre dieci mesi: tanti ne sono passati dal via libera alla domanda di concordato con riserva (o in bianco) presentata dall’azienda il 17 giugno scorso, seguita da due successive proroghe per la scadenza dei termini inizialmente fissata al 15 novembre, poi al 15 gennaio e allungata fino alla scorsa mezzanotte con una richiesta in extremis, strappata ai piani alti di via Panizza dalla lotta ai cancelli dell’onda rossa per garantire la continuità produttiva e commerciale e salvare il loro futuro così come sancito dall’accordo del 7 aprile.

La proposta depositata in tribunale prevede un concordato in continuità indiretta attraverso la cessione di ramo d’azienda a una newco, il piano di ristrutturazione e, tra gli altri documenti, l’importante relazione di un professionista indipendente scelto dall’azienda chiamato ad attestare la fattibilità del piano. Newco che nascerà a fine anno grazie all’accordo Investcorp-Invitalia con 17 milioni di euro di cui 13,5 di capitale sociale. Il fondo arabo-inglese investirà 7 milioni diventando azionista di maggioranza al 51% con tre consiglieri nel cda, l’agenzia di Stato sarà socia al 49%, con due consiglieri nel cda, immettendo 6,5 milioni nel capitale sociale e altri 3,5 come finanziamento aggiuntivo, per un totale di 10, così come previsto dal fondo salva-imprese creato con il decreto Rilancio che esordisce in Corneliani.

Il passaggio nella newco riguarderà tutti i rami d’azienda tranne la partecipazione alla slovacca Egotex e i negozi full price delle vie della moda di Roma, Milano, Firenze, Parigi e Londra. E la ristrutturazione prevede da una parte quanto stabilito dall’accordo sindacale siglato il 7 aprile, a partire dalla centralità di stabilimento e lavoratori di Mantova e dagli incentivi all’esodo spalmato negli anni, e dall’altra il progetto industriale per la Corneliani che verrà con lo Stato socio per cinque anni. Progetto che, in base alle linee guida riportate nei verbali dei tavoli tenuti al Mise, punta tra le altre cose su un cambio di passo nelle strategie commerciali e una maggiore sinergia tra casual e formale con l’introduzione di alcune tipologie di prodotto più richieste dal mercato per completare l’offerta senza sacrificare lo storico cuore formale della casa di moda.

Ora il Tribunale dovrà verificare l’ammissibilità della proposta e la fattibilità del piano. Verrà fissata una data per il voto dei creditori, circa 3.500, anticipato dalla relazione del commissario giudiziale prevista per l’estate. Intanto in questo 2021 continuerà ad esistere e produrre la "vecchia" Corneliani che martedì ha visto riunirsi il consiglio di amministrazione e i cui vertici dovrebbero incontrare le Rsu la prossima settimana. Incontro chiesto dai rappresentanti dei lavoratori per conoscere le tempistiche del rientro in fabbrica: ora c’è da produrre la collezione autunno-inverno.
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi