Poca gente e troppo freddo: falsa ripartenza per il mercato di Mantova

Dopo oltre un mese di stop il vento guasta la ripresa al Te: «Mezzo disastro». Gli ambulanti sono comunque ottimisti: «Ma dobbiamo tornare in centro»

MANTOVA. L’entusiasmo per la ripartenza fa a pugni con i capricci del meteo, che soffia l’autunno tra i banchi del mercato. Un giovedì sbagliato in un’area che agli ambulanti non è mai piaciuta, soprattutto adesso, alla luce delle recenti evidenze scientifiche secondo cui soltanto una persona su mille si contagia all’aperto. Morale, alle 11.30 c’è già chi sbaracca dal Te: tanto freddo, troppo vento e poca gente.

Eppure la giornata era cominciata bene, come racconta Simone Nasi, referente di Anva Confesercenti e titolare di un banco di calze, abbigliamento per lo sport e costumi da bagno: «Dopo cinque settimane, la ripresa è stata emozionante. Sentirsi dire dai clienti ci mancava il mercato e ti abbiamo aspettato mi ha commosso. Dall’altra parte c’è questo giovedì freddo e uggioso».

A incoraggiare l’ottimismo è la promessa della bella stagione e la speranza nei vaccini, nonostante ostacoli e timori. E nonostante la pandemia si sia mangiata la metà dei fatturati, a fronte di ristori nell’ordine del 7%. Briciole. Ma i commercianti del mercato non vogliono sopravvivere di sostegni, hanno bisogno del contatto con la gente.

«Il posto non va bene» ripete Andrea Verona, che gestisce un banco d’abbigliamento femminile con la moglie Laura Cava e il figlio Giacomo. In centro è tutta un’altra storia, passeggio e clientela: «Sul Te devi venirci appositamente, in città s’intercettano anche altre persone, e lavorano pure i bar – argomenta – e comunque parliamo di una piazza che già di suo non è vivace. Ora, però, siamo alla canna del gas, con una perdita di fatturato nell’ordine del 50%. I ristori? Pochi, ma meglio che niente. Anche se noi chiediamo solo di lavorare».

«Dopo la tempesta arriva sempre il sole – si fa coraggio Marco Negri, titolare di un banco di stoffe – solo che questa tempesta sta durando troppo». Il riferimento è anche all’alito aspro di questo giovedì balordo. «La voglia di fare c’è sempre, però la situazione attuale è un mezzo disastro, e molti miei colleghi sono sconfortati, allo stremo. Ora c’è in gioco la sopravvivenza stessa. Speriamo di tornare presto in centro».

«Al di là del maltempo, essere tornati è comunque una soddisfazione – commenta Lamberto Arioli, referente di categoria per Confcommercio e titolare col padre Leonardo di un banco di intimo e calze – i clienti ci aspettavano, e questo alimenta l’entusiasmo. Speriamo di esserci lasciati alle spalle l’ultima chiusura e di salutare presto il Te. Gli scontri di piazza? Condanniamo sempre la violenza, anche se la disperazione è autentica. A far rabbia è che i mercati all’aperto siano stati sospesi, con l’eccezione dei banchi alimentari, mentre sono rimasti aperti i negozi che vendevano la stessa tipologia commerciale».

«Di male in peggio» scuote la testa Walter Rubini, intento a disallestire la sua “Bancarella delle firme”, che è anche un negozio a Roverbella. «Di natura sono positivo, ma questa volta ho esaurito l’ottimismo». L’augurio è di rivedersi presto tra i ciottoli del centro storico.

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