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Un ristorante su tre non ha spazi esterni, la rabbia dei gestori mantovani: «Noi discriminati»

«Una beffa il giallo rafforzato per chi non ha i dehors». E chiedono aiuto al Comune: ci conceda delle zone all’aperto 

MANTOVA. «Tra città e provincia un ristorante su tre non ha lo spazio esterno. Per queste attività le nuove norme sono ancora più restrittive di quelle dei mesi scorsi». Vanni Righi, titolare del ristorante Lo Scalco Grasso e presidente di Fipe ristoranti Confcommercio Mantova, si fa portavoce dello stato d'animo di quei gestori che si sentono beffati dalle nuove indicazioni governative. Dal 26 aprile torneranno le zone gialle, mandate in soffitta in queste ultime settimane per la crescita dei contagi. Saranno, però, gialle rafforzate. Una differenza non di poco conto se si parla di ristoranti. Ad aprire, a pranzo e a cena, sarà solo chi potrà ospitare i clienti in plateatici e tavoli all'aperto. I locali senza questa possibilità, con solo tavoli al chiuso, dovranno limitarsi ancora ai soli asporto e delivery.

«Con le vecchie zone gialle, i ristoranti come il mio, senza spazi esterni, potevano almeno aprire a pranzo - sottolinea Righi – con il giallo rafforzato non sarà possibile. Un passo indietro. Va poi detto che un'altra ampia fetta di locali ha plateatici poco funzionali che, rispetto al chiuso, non garantiscono lo stesso numero di posti. Di solito i posti esterni sono un terzo di quelli interni. Se si considera che dovranno essere messe in atto le misure legate al distanziamento dei tavoli, è facile da capire che per molti non sarà redditizio ripartire».


Il settore chiede il sostegno delle istituzioni. «L'appello è rivolto alle amministrazioni locali. Ci vengano incontro su temi quali concessioni degli spazi pubblici e tasse locali. Non possiamo ospitare clienti a cena in presenza da ottobre, mentre a pranzo abbiamo potuto aprire solo per brevi finestre. Si parla di mesi. Delivery e asporto sono calati parecchio negli ultimi mesi per i ristoranti. Stiamo perdendo anche tanti dipendenti, costretti a cambiare lavoro, visto che la cassa integrazione arriva a distanza di mesi. Tra costi fissi che sono rimasti inalterati e ristori modesti, si rischia la catastrofe».

Simile il punto di vista di Giuseppe Maddalena, titolare dell'Osteria La Fragoletta, altro locale senza spazi esterni. «Per ristoranti come il nostro è peggio – conferma – di fatto le limitazioni sono state prolungate. Siamo in attesa di date ufficiali, ma per i locali al chiuso si parla di giugno. A cena forse addirittura a luglio. Significherebbe lavorare a pieno regime tra mesi. La situazione è penalizzante, anche perché in questi mesi abbiamo seguito tutte le prescrizioni che ci erano state indicate per mettere in sicurezza i locali. La nostra speranza era ripartire ad inizio maggio, al massimo a metà mese. Niente da fare. L'augurio è che almeno, una volta ripartiti, non si debba chiudere più».

Una vera ripartenza, però, dipenderà da più fattori. «In estate a pranzo non si lavora molto, le cene sono più importanti. A ripartire, però, dovrà essere anche il turismo. Se apri e in giro non c'è nessuno, è inutile. Senza dimenticare che i locali al chiuso sono di base penalizzati rispetto agli altri in estate».

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