Oglio Po senza hub, 27 sindaci all’attacco 

Dura replica alle dichiarazioni di Stradoni (Poma): «Qui nessun campanilismo, è nella sanità regionale che ci si fa la guerra»

OGLIO-PO. «Chi dovrebbe collaborare di più, sono semmai le aziende socio-sanitarie». I ventisette sindaci del comprensorio viadanese-casalasco respingono l’idea – espressa da Raffaello Stradoni, direttore generale di Asst Mantova – che il territorio sia penalizzato da frammentazioni e campanilismi; e chiedono che venga finalmente risolta tutta una serie di criticità, a partire da hub vaccinali e stabilizzazione dell’Ambito. «Non sono mai esistite – assicurano i primi cittadini, con un documento diffuso ieri – guerre di campanili tra i sindaci dell’Oglio-Po mantovano e cremonese: abbiamo approvato un Piano di zona unico, tanto per fare un esempio. È al livello sanitario, di stretta competenza Asst, che le cose non vanno».

Tempo fa era stato istituito l’Ambito sperimentale interaziendale viadanese-casalasco, con accordi Mantova-Cremona e nomina di un direttore. «Purtroppo – notano i primi cittadini – tutto si è interrotto. Eppure il nostro ambito non è più sperimentale ma è stato stabilizzato: qualcuno forse ha dimenticato di leggere la relativa delibera regionale?».


Il piano per restituire autonomia al territorio era stato proposto nel gennaio 2020 dall’allora assessore regionale al welfare Giulio Gallera. «Noi – ricordano i sindaci – ci siamo già espressi, accettandolo. Ma chi deve concretizzare quel piano siede nelle direzioni strategiche di Asst Mantova e Cremona, e gradiremmo pertanto che cominciasse a lavorarci e ad agire per il territorio». L’area Oglio-Po, pur a scavalco tra due province, è storicamente omogenea. Anni fa il territorio rinunciò agli ospedali di Casalmaggiore, Bozzolo e Viadana per favorire l’apertura di un ospedale unico per acuti (Vicomoscano). A Bozzolo rimane oggi un presidio riabilitativo multifunzionale, e a Viadana un distretto sanitario rinforzato. «L’andamento generale dei tre presidi – lamentano i sindaci – è andato visibilmente calando: Vicomoscano ha perso reparti, personale e posti letto; a Bozzolo è stata tolta la riabilitazione cardio-respiratoria; a Viadana gli organici di Centro psico-sociale e servizi veterinari sono in costante e drammatica riduzione. E sono tutte scelte di diretta competenza delle due Asst, che si fanno la guerra anziché collaborare. Ecco i veri campanilismi».

La ripartenza, secondo i primi cittadini, passa dal contrasto alla pandemia. «L’hub vaccinale di Casalmaggiore funziona solo la mattina, e non di domenica, per carenze di personale. Gli operatori sono stati assegnati solo da Asst Cremona, senza che Mantova muovesse un dito.

La struttura non risolve le criticità di un territorio ampio, tra l’altro quello dove il contagio ha colpito più duramente: non ci sono risposte adeguate relativamente ai casi con fragilità, le somministrazioni a domicilio sono ancora molto indietro, e gran parte dei cittadini mantovani vengono inviati a vaccinarsi a Castel Goffredo, Gonzaga, Cremona. La fascia che va da Asola a Viadana è scoperta, nonostante i sindaci mantovani e cremonesi possano mettere a disposizione strutture, personale medico e sanitario e volontari. In altri casi, nel resto della provincia, ci sono centri vaccinali distanti solo 10 chilometri». I sindaci sono dell’idea che serva un cambio di rotta. —



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