Forattini del Pd: «Errori da troppi anni al Poma, è ora di cambiare rotta»

Per il consigliere regionale quello lanciato dai sanitari è un allarme «giustificato», con l’augurio che «apra una riflessione seria sul ruolo del nostro ospedale nel territorio e porti a soluzioni concrete su una situazione che si delinea seria»

MANTOVA. Per il consigliere regionale del Pd, Antonella Forattini, quello lanciato dai sanitari mantovani è un allarme «giustificato», con l’augurio che «apra una riflessione seria sul ruolo del nostro ospedale nel territorio e porti a soluzioni concrete su una situazione che si delinea seria».

L’esponente dem parla di «tanti errori ed è ora di cambiare rotta con decisione prima che sia troppo tardi. La scelta, sbagliata, è stata quella di individuare l’ospedale di Mantova come hub Covid e non quello di Pieve di Coriano. Questo ha portato danni gravi che continuiamo a trascinarci dietro e ha determinato il declino dell’ospedale di riferimento provinciale, che ha ridotto del 70% le prestazioni chirurgiche delegando ampiamente al privato accreditato. Questo non è il modo giusto di gestire la sanità pubblica».


La Forattini ritiene che da diversi anni anche sulla sanità Mantova risulta ai margini in Lombardia e resta sempre più indietro. «L’emergenza Covid – sottolinea – in questo non c’entra: questo declino era già partito prima e la pandemia non ha fatto che evidenziare carenze organizzative e di indirizzo che già esistevano, rendendo la situazione sempre più grave. Preme sottolineare che non è così ovunque. Pur con la gestione disordinata della giunta regionale, le altre strutture ospedaliere lombarde hanno fatto molto meglio di Mantova. Da anni non si fanno sforzi sufficienti per investire e attrarre, quindi, professionalità di alto livello. Anzi, ho più volte sottolineato come anche le eccellenze che abbiamo al Poma vengano spesso sottovalutate e limitate. L’ultimo acquisto di una Tac risale al 2018. Da allora al Poma sono arrivate le briciole, se si pensa che abbiamo potuto disporre di 4,8 milioni per adeguamenti tecnologici dal 2018 a oggi. A questi si aggiungono i 3,9 milioni di risorse messe a disposizione dal Governo per l’emergenza Covid. Ovvio che in una tale situazione, dove le strutture tecnologiche mancano o sono obsolete, attrarre professionisti diventa difficile».




 

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