Piccole ditte in crisi nel Mantovano: allarme della Fiom per la fine del blocco dei licenziamenti

Massari: «È una spada di Damocle, va prorogato a ottobre» Posti a rischio nelle medie imprese più colpite dai lockdown 

MANTOVA. Da una parte c’è la soddisfazione per gli ampi consensi (94%) ottenuti dall'ipotesi di rinnovo contrattuale dei metalmeccanici nelle assemblee tenutesi negli ultimi due mesi in un centinaio di fabbriche mantovane, dall’altra però resta la preoccupazione per un tessuto di realtà medio piccole che faticano a riprendersi sovrastata dalla spada di Damocle dello sblocco dei licenziamenti. L’allarme arriva dalla Fiom Cgil di Mantova guidata da Marco Massari che continua a monitorare con attenzione l'evoluzione economica e lavorativa del settore metalmeccanico fortemente influenzata dall'emergenza pandemica. «Anche se buona parte del comparto sta vivendo una fase di crescita, dimostrata dal fatto che molte aziende, soprattutto le medio-grandi, stanno attingendo agli straordinari più che alla cassa integrazione, rimangono alcune criticità evidenti – spiega Massari – In particolare, a soffrire sono quelle realtà medio piccole, soprattutto di impostazione artigianale, che più di altre hanno risentito degli effetti dei vari lockdown».

E la paura è che se la strada per uscire dalla crisi possa essere compromessa dallo sblocco dei licenziamenti fissato per il 30 giugno. «Una spada di Damocle - prosegue il segretario Fiom - che pende sula testa dei lavoratori e che potrebbe determinare un aggravamento di diverse situazioni occupazionali, soprattutto relative ai rinnovi di tempi determinati, di lavoratori somministrati e non che potrebbero saltare. Per questo come Fiom, ma anche come Cgil in generale, chiediamo con forza che il blocco dei licenziamenti venga prolungato fino almeno alla fine di ottobre».

Intanto la questione sicurezza nei luoghi di lavoro resta al centro come dimostra l’ampia partecipazione al momento formativo del 23 aprile al quale «i delegati Rls Fiom erano presenti in massa per meglio analizzare ed applicare il protocollo sanitario del 6 aprile e il protocollo sui vaccini in azienda. Su questo ultimo punto, come Fiom, quando sarà il momento, vigileremo affinché il protocollo venga rispettato».

Per quanto riguarda infine Iveco, come noto non interessata dal rinnovo del contratto collettivo in quanto ha un proprio contratto collettivo specifico, si è di recente appreso della trattativa saltata con Faw Jiefang. «Noi rimaniamo dell’idea che qualcuno debba garantire l'espansione e la transizione dell'azienda verso la produzione di veicoli più sostenibili ecologicamente – spiega ancora Massari – Vanno garantiti la transizione ecologica del settore definito “on-higway” e i livelli occupazionali, a supporto dell'accordo quadro firmato al Mise il 10 marzo 2020. E per questo servono investimenti che potrebbero arrivare anche dal Recovery Plan ma che a prescindere da questo devono essere in qualche modo garantiti dalle istituzioni a partire dal Mise». E la situazione dello stabilimento di Suzzara? «Al momento - risponde il sindacalista – quello che sta succedendo intorno ad Iveco non produrrà contraccolpi, poiché Suzzara è in fase di stabilizzazione dei contratti, in piena linea con l'accordo quadro del 10 marzo. Ma in un settore come quello del trasporto, in continua e veloce evoluzione, è logico che i piani a media e lunga scadenza debbano essere precisi e coperti finanziariamente».


 

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