Mantova, caso ospedali: Palazzi scrive alla Moratti

Lettera del sindaco all’assessore regionale per attivare un tavolo istituzionale sulla sanità: «Ma serve unità di intenti»

MANTOVA. Una lettera denuncia di 90 professionisti della sanità mantovana che pretendono di sapere quale futuro avrà il loro ospedale. E la replica del direttore generale dell’Asst che, indispettito dall’anonimato richiesto dai suoi camici bianchi per paura di ritorsioni, spiega che il Covid è ancora un’emergenza sanitaria e che quando sarà il momento l’ospedale tornerà a curare tutti.

Un botta e risposta che non cancella il malumore che serpeggia nelle corsie del Poma. E il mondo politico e sanitario sono in fibrillazione.


Per questo, ma anche per i motivi legati all’impatto sull’intera popolazione, il sindaco di Mantova ha scritto all’assessore regionale al welfare Letizia Moratti per chiedere l’attivazione di un tavolo istituzionale dedicato alla sanità mantovana. «Un tavolo – spiega Palazzi – al quale, se l’assessore accoglierà la mia richiesta, sarà fondamentale la presenza e unità di intenti di tutte le istituzioni e i rappresentanti istituzionali della città e del territorio mantovano, e naturalmente di Asst e Ats».

Il sindaco passa poi a spiegare il perché di questa iniziativa: «Il Covid ha stravolto gestione e programmazione sanitaria, così come è vero che ci sono problemi specifici veri, dai professionisti che hanno lasciato il Poma al conseguente rischio di indebolimento e perdita di attrattività dell’ospedale. Il tema non è nemmeno riproporre uno scontro ideologico tra pubblico e privato, se si cresce tutti il problema non esiste, si aprono invece contraddizioni quando il budget complessivo resta uguale e parte del budget e quindi delle prestazioni del pubblico vengono dismesse. Così a perderci è il territorio perché non cresce l’offerta, semplicemente passa di mano, senza un quadro chiaro di dove si vuole andare e talvolta senza valutare eventuali disagi ai cittadini, ad esempio se si spostano attività fuori dalla città».

Palazzi riconosce che il concorso della sanità privata accreditata è stato importante in questa fase pandemica e rifiuta l’impostazione ideologica sulle sperimentazioni gestionali in corso, «ma tutto questo regge – sottolinea – se è chiara, determinata e coerente l’azione di rafforzamento dell’ospedale pubblico, dal Poma, a Pieve, da Asola all’Oglio Po». Poi si rivolge direttamente a Stradoni: «Propongo di partire da qui e dire a tutti chiaramente, in primis a chi rappresenta l’azienda ospedaliera, che il Poma non deve perdere nessuna alta specialità, né servizio di diagnostica e prevenzione. Se è chiaro l’obiettivo ci si unisce tutti, come deve avvenire, per recuperare un ruolo forte della nostra provincia nel chiedere a Regione Lombardia di investire sul Poma e sulla sanità pubblica territoriale mantovana».

Un cenno anche ai sanitari: «I professionisti della sanità, che siano primari, medici o infermieri, non sono bianchi, verdi o rossi, sono professionisti che amano il loro lavoro, sentono la responsabilità verso i propri pazienti e cittadini, vogliono il bene dell’ospedale pubblico. I temi posti non devono servire per mettere bandierine e nemmeno per dare risposte più politiche che tecniche, ma devono servire per capire come cercare le soluzioni e per spiegare alla comunità e alle sue istituzioni quali scelte si intendano fare per recuperare terreno. Farlo sta alla direzione dell’azienda sanitaria, possibilmente insieme alle istituzioni, che hanno il dovere di sostenere progetti di crescita e di chiedere invece conto se si fanno passi indietro». 




 

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