«Appiedati e costretti ad attese infinite»: gli studenti di Mantova rimpiangono già la Dad

Famiglie e ragazzi puntano il dito sul servizio di trasporto scolastico e sul doppio orario: «Salti mortali per arrivare in città»

MANTOVA. «Appiedati, costretti ad attese snervanti, piegati a orari impossibili». Qualcuno, tra gli studenti delle superiori, comincia già a rimpiangere la didattica a distanza. Pessimo segnale. Il ritorno in classe col doppio turno, al 70% in presenza, inquieta ragazzi e genitori. Per i disagi attuali, certo, ma, soprattutto, per quelli in prospettiva: se si trattasse soltanto di sei settimane, fino al termine di questo anno scolastico sfortunato e intermittente, si potrebbero pure stringere i denti. Ma pensare di riprendere a settembre in queste stesse condizioni, con capienze ridotte sugli autobus e ingressi scaglionati a scuola, illividisce l’esasperazione in rabbia.

Si moltiplicano i messaggi alla Gazzetta di genitori che denunciano di fare i salti mortali per portare i figli in città con mezzi propri. Qualcuno lamenta ancora l’affollamento sugli autobus, ma la maggioranza riferisce di ragazzi lasciati a terra da autisti già al 50% della capienza (il limite ammesso), e costretti a sperare nella corsa successiva. Così all’andata ma, soprattutto, al ritorno, quando il disallineamento degli orari d’uscita tra i vari istituti, ingarbuglia ulteriormente le cose. L’indice punta su Apam, sui treni e sulle scuole, che hanno compresso pure il tempo, rosicchiando fino a 15 minuti a ciascuna ora.


«Noi abitiamo a Castelbelforte e ogni giorno ci facciamo cento chilometri in auto per accompagnare e andare a riprendere i nostri tre figli – racconta una mamma – le due ragazze frequentano le medie, il maggiore va al Belfiore. E siamo anche privilegiati, da lavoratori autonomi non siamo vincolati agli orari degli autobus. Se si tratta soltanto di maggio, ben venga, la nostra paura è per settembre».

«Il problema è soprattutto al ritorno, quando si esce alle 14.10 – riferisce la mamma di due ragazze di Cerlongo, che frequentano il Virgilio – se l’autobus è già pieno e occorre aspettare la corsa successiva, c’è il rischio di rimettere piede a casa alle 5 del pomeriggio. Con in pancia un panino e in testa l’ansia di dover studiare per il giorno dopo. Se si tratta di tenere duro per un mese e mezzo, è un sacrificio accettabile, ma un altro anno così non siamo in grado di reggerlo».

Tra i genitori c’è anche chi si spinge a prevedere una diminuzione degli iscritti nelle scuole della città, a vantaggio degli istituti in provincia, scampati al doppio turno, con un conseguente impoverimento culturale. La soluzione? Potenziare il trasporto scolastico «per permettere al 100% dei ragazzi di frequentare la scuola nell’orario canonico, 8-13».

I disagi, però, corrono anche sui binari, come riferisce Filippo, studente pendolare sulla rotta Castel d’Ario-liceo Belfiore: «Come va? Bene, ma solo perché ho a disposizione la mamma e i nonni che mi possono accompagnare e venire a prendere. Non ci sono treni compatibili con gli orari attuali». Greta è più fortunata, vive a Eremo e, se non piove, può raggiungere il Fermi in bici, ma la nuova organizzazione la sta destabilizzando: «Sono sempre convinta che la scuola debba essere in presenza e la didattica a distanza sia un cerotto, però il doppio turno e le ore accorciate sono logoranti». E adesso Greta non vede l’ora che arrivi la prossima settimana. Quando le toccherà di nuovo la dad.

Apam: «Sistema da rodare, un test per settembre»

Il calendario dice aprile, ma è come se fosse settembre, alla prima settimana di lezioni. «Il servizio di trasporto scolastico va adeguato alle varie esigenze che si manifestano – concorda l’amministratore delegato di Apam, Claudio Garatti – è vero, sulle uscite c’è ancora un po’ di lavoro da fare, ma il provveditore e i presidi hanno adottato di buon grado un sistema non banale».

Secondo Garatti, il doppio ingresso – alle 8 e alle 10 – sta già producendo tre effetti positivi: «Innanzitutto, ci sono meno assembramenti alle fermate. Secondo, è una prova di ciò che potrebbe succedere a settembre. Speriamo tutti che gli studenti tornino in presenza al 100%, ma non credo che sarà così per le capienze degli autobus. Infine, è un test anche per le scuole che vogliano già provare ad aumentare la percentuale di ragazzi in presenza».

Conti alla mano, il servizio è stato potenziato con 578 corse in più (di cui 25 sull’urbano), per un totale di 8mila posti aggiuntivi al giorno. Mantenere un unico ingresso alle 8 senza sforare il limite del 50% della capienza? Avrebbe significato schierare altri 70 autobus. Impossibile. 
 
Prosegue, intanto, il lavoro del tavolo coordinato dalla prefettura, al quale, oltre ad Apam, siedono l’Agenzia del tpl, il provveditore, l’Aisam e i presidi. «Il tema è quello delle uscite – ripete Garatti – che affronteremo anche mettendo altre corse. Ma agli studenti capitava già di aspettare prima della pandemia». Insomma, come ogni test, anche quello attuale contempla degli aggiustamenti. Il monitoraggio? Attraverso un app sui telefoni degli autisti. 
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