Mantova, disabile fa la coda per ore: «Nessun accesso riservato per la vaccinazione»

Una cinquantenne racconta la tribolata esperienza di martedì al polo vaccinale.  «Avevo prenotato specificando la mia condizione come da legge: non è servito» 

MANTOVA. Quasi quattro ore di attesa per fare il vaccino. Ore passate sulla sedia a rotelle, con il vento che non mollava la presa nell’affollata e disordinata coda formata dalle persone che, come lei, erano in attesa di entrare nel polo vaccinale del Grana Arena. «Nell’azienda dove lavoro mi occupo di sicurezza e una delle regole d’oro è quella di garantire accessi specifici per le persone disabili, come avviene nei cinema, ai concerti o nei teatri. Paradossalmente la legge 104 è stata ignorata proprio nel polo vaccinale dell’Asst: non c’era alcun percorso o ingresso riservato ai disabili».

Si chiama Anna Maria Alberini, ha una cinquantina d’anni e ha deciso di raccontare la disavventura condivisa con altre centinaia di persone all’ex Palabam. Ieri è andato tutto bene e senza intoppi, ma martedì scorso, per chi doveva vaccinarsi contro il Covid, è stata una giornata nera.


«Avevo prenotato la vaccinazione per i disabili gravi e due caregiver il 9 aprile – racconta – ottenendo l’appuntamento per le 15.50 del 27. Quando siamo arrivati c'era una fila immobile di circa 150 persone all’esterno della struttura. Ma altrettante erano sotto il porticato». C’è però un’aggravante. «Ci siamo accorti che non c’era alcuna coda prioritaria per i disabili, come invece dovrebbe essere per legge. L'unica premura è stata di fornirmi una sedia a rotelle, di quelle che hanno le ruote come i carrelli del supermercato – racconta – non c’era altra assistenza, nessuno che chiedesse carte o certificati. Solo dopo tre ore una dottoressa è uscita e ha aperto una strada alternativa per chi era in sedia a rotelle: ci ha risparmiato a occhio e croce un’ora e mezza di ulteriore coda. Ma se c’erano altri disabili senza sedia a rotelle non hanno avuto la stessa opportunità. Arrivati all’accettazione, abbiamo scoperto che la documentazione richiesta al momento della prenotazione online per gli accompagnatori non era più valida, che era stata modificata. Volevano che i miei accompagnatori uscissero e rifacessero la fila. Abbiamo insistito e ci hanno fatto la prima dose. Altri disabili mi hanno spiegato, nella sala post vaccino, che i loro caregiver non erano stati vaccinati».

Ora Alberini attende la seconda dose. «Ho segnalato l’accaduto all’Urp della Regione con un’email – spiega – ho deciso di renderlo pubblico perché è evidente che non riguarda solo me, ma tutti i disabili». —


 

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