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Mantova, bastonata e frustata con il guinzaglio: il compagno finisce ancora a processo

In giugno il via al giudizio per gli ultimi episodi di violenza. L'uomo è agli arresti: deve rispondere di maltrattamenti e minacce. Anche davanti ai figli

MANTOVA. Sbarrava la porta con un manganello, chiudeva la finestra perché i vicini non sentissero le urla. Poi cominciava a picchiarla. In modo brutale, sistematico, sadico. Il bastone sempre a portata di mano, così come il guinzaglio in ferro del cane, da usare come frusta. Ma tutto comunque poteva trasformarsi in un’arma: i mobili di casa contro cui spingerla, le ginocchiate in testa, la forbice puntata davanti agli occhi. Succedeva spesso, soprattutto quando aveva bevuto o era strafatto di droga. Da soli o davanti ai figli minorenni.

Quanto può sopportare una donna? Quante volte può finire al pronto soccorso con le rotta ossa e la faccia insanguinata? Cinque, sei anni di violenza, un processo già in corso per altri simili fatti successi tra il marzo 2016 e il settembre 2017 e ora un nuovo procedimento giudiziario a carico di A.B., 36 anni (compiuti proprio il 3 maggio), residente a Mantova, per il quale in tribunale si è tenuta l’udienza filtro, con l’acquisizione di nuove prove, che porterà all’avvio del processo per maltrattamenti in famiglia, fissato al 14 giugno. 
 
Una vicenda terribile – stando alla denuncia della donna, raccolta dalla polizia, e dalle successive indagini disposte dalla procura di Mantova – una vicenda riesaminata il 3 maggio dal collegio dei giudici.
Gli ultimi episodi di violenza denunciata risalgono al luglio dell’anno scorso. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, i maltrattamenti ai danni della ex compagna – un paio d’anni più giovane dell’imputato – erano frequenti. 
 
Bastava un niente per far scattare la rabbia dell’uomo. A causa della sua gelosia, impediva di fatto alla compagna di avere una vita sociale, di frequentare amiche o altre persone. Alcune volte le toglieva il cellulare, le controllava i messaggi. Secondo quanto denunciato dalla donna, le avrebbe anche fatto perdere il posto di lavoro di badante almeno un paio di volte, chiamandola in continuazione o addirittura presentandosi a casa delle persone da lei assistite. 
 
Per non parlare delle offese e delle minacce di morte: «Ti brucio», «Ti rovino con l’acido». Minacce rivolte anche al figlio di lei. In un’occasione, la donna lo aveva rimproverato perché lui continuava a drogarsi e a spacciare: lui l’ha colpita a calci e pugni e le ha puntato contro un machete. Solo grazie all’intervento di un amico presente, la situazione non è ulteriormente degenerata. 
 
L’uomo, dopo l’arresto dell’estate scorsa, ora è ai domiciliari, nell’abitazione in città, mentre lei si è trasferita con i figli in un altro comune. Terminata la fase preparatoria del processo, la prima udienza si terrà il prossimo 14 giugno. 
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