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Mantova, l’Ats Val Padana lancia l’allarme estate: «Occhio a feste e raduni»

Una foto di assembramenti in una città vicino a Mantova scattata a maggio dell’anno scorso

Il nucleo Malattie Infettive: «Le varianti girano veloci, i giovani stiano in guardia». I precedenti: ad aprile un cluster con 20 contagi e a febbraio focolaio al carnevale

MANTOVA. «Se non ci fossero le varianti potrei anche sbilanciarmi un attimo e ipotizzare un’estate abbastanza tranquilla, ma le varianti ci sono e girano velocemente. Quindi, massima attenzione: vaccinatevi e rispettare le regole che tutti conoscete, prima tra tutte evitate gli assembramenti».

Il dottor Luigi Vezzosi, specializzazione in Igiene e medicina preventiva, dirigente medico dell’unità operativa prevenzione Malattie Infettive dell’Ats Val Padana, ormai da mesi studia e monitora le varianti del Covid-19 nelle province di Mantova e Cremona. L’ultimo cluster di una certa dimensione è di aprile: venti persone contagiate dalla variante inglese durante un momento di vita di comunità. I numeri senza dubbio in calo in quest’ultimo mese e le vaccinazioni in corso aprono uno spiraglio di speranza per l’immediato futuro, anche in vista della stagione estiva.

Ma non bisogna dimenticare che le tre varianti del Covid più diffuse in Europa – l’inglese, la sudafricana e la brasiliana – secondo studi recenti compiuti in sette nazioni europee aumentano il rischio di ricovero ospedaliero e di terapia intensiva sia in generale che nelle fasce più giovani: in particolare quelle tra 20 e 39 anni e tra 40 e 59 anni, anche se non aumentano il rischio di morte.

Il bilancio dei contagi in diminuzione e il rallentamento dei ricoveri ospedalieri, anche nel Mantovano, devono però fare i conti con l’allarme lanciato dalla presenza e dalla diffusione veloce delle varianti e con la percezione che soprattutto nelle fasce della popolazione più giovane si stia registrando un abbassamento del livello di guardia e di protezione. Ne sono un esempio gli assembramenti nelle grandi città, la voglia di incontrarsi con gli amici (in casa si è passati da due a quattro persone), pranzi e cene allargate e non ultimo i festeggiamenti scudetto.

«La variante indiana non è ancora stata rilevata nella nostra zona – spiega il dottor Vezzosi – Confermo la presenza dell’inglese, prevalente, e qualche caso sporadico di sudafricana e brasiliana sulle quali siamo intervenuti tempestivamente. La variante nigeriana l’abbiamo trovata sul versante cremonese ma non nel Mantovano».

Con l’allentamento delle misure in vigore nei mesi scorsi e con la colorazione delle regioni in giallo il rischio di assembramenti è concreto. «Sì, ma lo era anche prima – prosegue il medico dell’Ats – Ricordo a febbraio una festa di carnevale per così dire clandestina con diversi contagi. Purtroppo non sempre chi risulta positivo svela dove è avvenuto il contagio. Pensa di fare un favore a un amico con cui si è intrattenuto e non dice il suo nome. Serve però senso di responsabilità. Ormai tutti sanno che i giovani positivi manifestano sintomi non gravi come gli anziani o gli immunodepressi e sottostimano il pericolo. Ma restano comunque dei diffusori del virus».

Capitolo estate. «La situazione epidemiologica sembra migliorare ma per non compromettere l’estate e l’economia del Paese occorre senso di responsabilità e dichiarare i contatti stretti, anche se si è vaccinati. In termini di studio il contagio all’aperto è più difficile ed è quello che abbiamo visto l’estate scorsa. Ma il virus non sparisce in estate, resta sottotraccia. Grazie alla vaccinazione stiamo assistendo a un caduta consistente dei casi negli over 65 vaccinati. In queste settimane registriamo un leggero aumento nella fascia tra zero e ventisette anni». Quando l’immunità di gregge? «Grazie al vaccino e alla guarigione spero che arrivi prima della fine dell’anno».

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