Tutto pronto per l’hub di Bozzolo, manca il via libera

Ultimi ostacoli burocratici per il Comune. Il palasport doveva aprire ieri, ma non c’è il disco verde dell’Asst

BOZZOLO. Dopo l’intervento del direttore generale al welfare della Regione, Giovanni Pavesi, il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio si aspettava di poter già aprire ieri L’hub vaccinale, ma si fa attendere l’autorizzazione dell’Asst. Al primo segnale del Poma, assicura Torchio, scatterà l’operazione di attivazione sollecitata da diversi cittadini del comparto bozzolese che vogliono iscriversi.

Subito dopo la presa posizione di Pavesi, l’Ats Valpadana aveva ispezionato il palasport di via Castello autorizzando per il momento due linee nella palestra al piano terreno, attualmente utilizzata per il tiro con l’arco a distanza. Qui si accede comodamente e sono stati concentrati gli investimenti degli ultimi anni con nuove infermerie, servizi, spogliatoi, docce. Il Comune ha fatto preparare gli ingressi e potenziare il segnale wi-fi come è stato chiesto da Ats.


È pronta la convenzione con la cooperativa Iml (a cui aderiscono i medici di base del Pot) che fornirà impianti del freddo e vari mobili, pronti i computer necessari e le collocazioni dei divisori interni.

Mentre per i medici e i volontari per regolamentare l’afflusso era tutto a posto, qualche problema è sorto per la quindicina di infermieri in pensione disponibili a collaborare ma che in parte non sono più iscritti all’albo professionale (si può contare comunque sulla cooperativa).

Insomma, tutto è pronto per sveltire le vaccinazioni. «Noi continuiamo a sollecitare – dice Torchio–. Vorrà dire che ci rivolgeremo di nuovo a Milano o magari più insù. È una storia un po’ incredibile, pensando al passato».

Intanto il sindaco ha ringraziato in un video tutti quanti stanno collaborando, dai consiglieri comunali fino ai volontari, per realizzare l’hub di Bozzolo. 

VIADANA TRA 7 GIORNI SI COLLEGHERA' AL SISTEMA
 
Campagna vaccinale massiva: da lunedì prossimo il centro vaccinale di Viadana diventerà “hub”. Come annuncia Asst Mantova, dal 10 maggio il servizio sarà dunque aperto a tutte le categorie di utenti che hanno diritto alla vaccinazione, e i cittadini potranno di conseguenza prenotare il proprio appuntamento – mediante il sistema gestito da Poste - presso la sede Avis di via Grazzi Soncini (oltre che naturalmente presso gli altri hub cui i pazienti del territorio hanno fatto sinora riferimento, come Gonzaga, Casalmaggiore, Mantova e Cremona).
Come noto, da sabato 1 maggio possono prenotare i cittadini fragili di età compresa tra 16 e 49 anni provvisti di esenzione per patologia, mentre dal 28 aprile la piattaforma di prenotazione era già accessibile pure per i 50-59enni con esenzione per patologia.
Il Comune di Viadana ha intanto messo a disposizione anche altri possibili centri vaccinali (le palestre del capoluogo), qualora Asst consideri tale localizzazioni più idonee e potenzialmente in grado di accogliere un numero maggiore di cittadini. Presso il centro Avis, le linee vaccinali attive sono due. Per tutta questa settimana, gli operatori proseguiranno nella vaccinazione di pazienti appartenenti a determinate categorie contattati direttamente dai sanitari.
L’azienda Arix (articoli per la casa) si è messa intanto a disposizione per lo svolgimento delle vaccinazioni anti Covid in ditta: l’Arix intende in tal modo dare un contributo concreto alla comunità, affinché si possa tornare quanto prima alla normalità.
I dipendenti della ditta potranno aderire alla campagna vaccinale nel rispetto di un protocollo d’intesa siglato da Governo, Confindustria e Associazione nazionale dei medici di azienda. I cittadini viadanesi al momento positivi al Covid (dato aggiornato al 29 aprile) sono 124: più quindici in un paio di settimane. Da notare che i pazienti under 50, che costituivano il 59,1 per cento dei casi attivi, sono ora il 63,4 per cento. Gli ultra 65enni sono scesi invece dal 26,4 al 15,3 per cento. La diminuzione dell’età media dei cittadini positivi al Covid dipende probabilmente dal fatto che buona parte dei più anziani hanno ricevuto almeno la prima somministrazione vaccinale.
 




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