«AstraZeneca guasta-ferie»: la seconda dose cade a luglio e c'è chi rinuncia anche per questo

Il 4 maggio l'attesa per il vaccino oscillava da una a due ore alla Grana Padano Arena

MANTOVA. Non va liscia come durante la visita del governatore Fontana, ma non è nemmeno la bolgia dei giorni peggiori, quando capita che le attese si dilatino fino a quattro ore. È un martedì accettabile all’hub Grana Arena, dove l’intervallo tra l’orario dell’appuntamento e l’avvenuta vaccinazione oscilla tra una e due ore. Alle 15 sull’asfalto del piazzale picchia un sole quasi estivo, qualcuno si protegge sotto la cupola di un ombrello, altri si contendono le strisce d’ombra senza perdere d’occhio l’evoluzione della fila, pronti a recuperare il posto. La traversata sotto i raggi dura una ventina di minuti, poi l’attesa prosegue sotto la tettoia. Con la testa al riparo.

«Sì, va meglio di ieri (lunedì, ndr)» conferma il volontario della protezione civile che accoglie e smista all’ingresso, gentile di una cortesia pratica. Anche con chi si presenta in anticipo di un’ora rispetto all’appuntamento, nonostante la raccomandazione insistita a non sforare i quindici minuti. Non serve a nulla, se non ad alimentare le code e il nervosismo. E di vaccinandi precoci, troppo zelanti nel presentarsi ai cancelli, ce ne sono diversi anche in questo martedì soleggiato. Chiudono la coda e devono armarsi di pazienza, accettando di vedersi superare da chi arriva dopo, ma ha l’appuntamento prima.


L’umore della piccola folla è variabile, la gente non si sottrae di fronte al taccuino del cronista, ma offre risposte brevi, smozzicate. C’è chi arriva, dalla città, chi dall’hinterland e pure un po’ più in là. Curtatone, Castel d’Ario, Roverbella, Roncoferraro. L’umore è un groviglio di sollievo, rabbia, rassegnazione. All’uscita sembrano avere tutti un passo più leggero. Il vaccino AstraZeneca, però, mette ancora ansia, c’è sempre chi recalcitra e pretende un’alternativa «più sicura». Come se non bastasse, alla paura delle trombosi (eventualità remotissima, rassicurano i medici) si somma il calcolo: farsi fare oggi la prima dose di AstraZeneca significa essere convocati per la seconda a metà/fine luglio. Uguale: vacanze rovinate.

«Sì, ho sentito persone lamentarsi anche di questo» riferisce il volontario all’ingresso. La conferma arriva anche da un marito che attende la moglie da un paio d’ore: «C’era gente in coda disposta a rinunciare al vaccino per poter andare in ferie. Davvero non capisco» scuote la testa. Insomma, vuoi vedere che la colpa delle code è dei vaccinandi che si presentano troppo presto, e questionano col medico sul tipo di farmaco? Non proprio. Non solo. Basta contare quante persone hanno l’appuntamento alla stessa ora o giù di lì. Tante. Troppe.


 

Video del giorno

Mantova: in 800 per dire addio al dottor De Donno

La guida allo shopping del Gruppo Gedi