Care e introvabili: il doppio allarme di Confartigianato per le materie prime

Rincari fino al 70% da inizio anno e difficoltà di reperimento. Presidente e vice: bolla finanziaria peggio della crisi Covid

MANTOVA. L’allarme è doppio: materie prime sempre più difficili da reperire e con prezzi lievitati tra il 40 e il 70% dall’inizio dell’anno. A lanciarlo questa volta è Confartigianato imprese Mantova, che raccoglie circa 1.500 aziende. «Da una parte assistiamo a un aumento del costo delle materie prime esponenziale del 40, 50, 60 e con punte del 70% – spiega il presidente dell’associazione di categoria Lorenzo Capelli – e dall’altra c’è difficoltà di approvvigionamento, le materie prime arrivano con il contagocce e le aziende sono preoccupate di non poter portare fino in fondo le commesse che hanno acquisito tempo fa. Rischiano di trovarsi nelle condizioni di non poter rispettare gli accordi e di dover modificare i preventivi». Secondo l’ultimo report dell’ufficio studi di Confartigianato nazionale quello che è stato definito lo “shock sulle commodities” innescato nel comparto dei metalli si sta estendendo a macchia d’olio ad altri settori manifatturieri e all’edilizia «con il rischio di ricadute – sottolinea Capelli – anche su tutti i lavori che devono partire con il bonus 110%».

I rincari a doppia cifra così come la crescente difficoltà a reperire le materie prime e i tempi di consegna diventati ormai insostenibili, sono spalmati in tutti i settori e riguardano acciaio, ferro, rame, plastica e persino il cartone, il legno per gli imballaggi, le vernici. E si tratta davvero «di prezzi schizzati alle stelle nel giro di appena quattro mesi» rincara il vicepresidente di Confartigianato Mantova Giovanni Folloni. «Giusto questa mattina – racconta – un fornitore mi ha annunciato che il ferro a luglio avrà un altro rincaro del 15 o 20%. Siamo arrivati al punto che non ci sono più i listini, che si conoscono i prezzi il giorno stesso in cui facciamo l’ordine, prezzi che vengono tenuti fermi per la conferma per appena 48 ore».


Prezzi che aumentano anche a ordine già chiuso, magari mesi prima e per un rifornimento annuale: «Qualcuno è riuscito a rispettare gli accordi iniziali fino a marzo, ma poi si è dovuto adeguare perché a sua volta si è ritrovato tutta la merce rincarata». Con l’aggravante «che anche i costi del trasporto sono lievitati» e che le difficoltà di reperimento aumentano quasi in proporzione.

«La realtà – prosegue Folloni – è che il mercato cinese sta comprando tutte le materie prime a prezzi alti creando una bolla finanziaria che alla fine avrà ricadute più pesanti della crisi Covid e non sappiamo quanto durerà». Ricadute che «non possiamo permetterci – conclude Capelli – in questo momento in cui siamo appena usciti da un anno terribile, ora che si iniziava a vedere la luce».


 

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