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Il ministro Giorgetti e il metodo Corneliani: «Mantova apripista per salvare imprese e posti di lavoro»

L’augurio del ministro alle lavoratrici nel giorno del rientro in fabbrica mentre si attende il verdetto del tribunale sulla newco: "Se ci sarà il via libera sarà una vittoria di tutti, con l’accordo nessuno è stato lasciato solo. Il Mise resta in campo e spero presto di poter venire a visitare lo stabilimento" 

MANTOVA. Domani 7 maggio sarà un mese dall’accordo salva-Corneliani e nel giorno del riavvio della produzione per la nuova collezione, con questa intervista alla Gazzetta di Mantova il ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, nell’augurare una buona ripartenza «che è un po’ rinascita» alle lavoratrici della casa di moda, ricorda che «nessuno è stato lasciato solo», sottolinea come il “metodo Corneliani”, che vede lo Stato azionista e imprenditore insieme al privato, sia da replicare per salvare aziende in crisi ma sane, annuncia che sono allo studio anche altri strumenti per sostenere il settore tessile-moda devastato dagli effetti della pandemia e nel garantire che il Mise ci sarà anche in futuro non esclude presto una visita in via Panizza 5.

Ministro, è passato quasi un mese dall’accordo Corneliani e domani (oggi per chi legge, ndr), le lavoratrici iniziano la nuova stagione produttiva: cosa sente di dire loro in questo giorno di ritorno in fabbrica con una nuova speranza?


«Per queste lavoratrici e le loro famiglie è senz’altro una bellissima notizia. Lo è anche per noi che abbiamo lavorato affinché questo accadesse e la Corneliani tornasse ai vecchi splendori. Voglio fare i miei personali auguri a tutte le donne che oggi iniziano questo nuovo percorso: è un po’ una rinascita, una riapertura concreta. Spero che sia una giornata di gioia anche per loro».

In questi giorni si attende il “via libera” del tribunale di Mantova al salvataggio: se sarà vittoria, di chi sarà stata? Una volta che sarà compiuto anche quest’ultimo miglio, quale ruolo vorrà avere il Mise nel futuro dell’azienda? Sarà esercitato attraverso Invitalia o le azioni tra il suo ministero e l’agenzia di sviluppo si devono considerare parallele e complementari?

«La vittoria, se arriverà il via libera dal Tribunale, sarà di tutti. Ma è importante sottolineare che con il “metodo Corneliani” abbiamo inaugurato un modo differente di affrontare le crisi. Grazie all’intervento pubblico-privato è stato possibile salvare posti di lavoro, una realtà produttiva importante per il territorio e ragione di orgoglio nel mondo. Una formula che speriamo di poter replicare per le tante aziende italiane che stanno vivendo un periodo di difficoltà a causa della pandemia ma che restano sane e che sono in grado di camminare sulle loro gambe dopo aver superato il momento di crisi. Come Mise noi restiamo disponibili, con tutti gli strumenti previsti dalla legge, a sostegno dell’impresa italiana e quindi, se dovesse servire, anche della Corneliani».

Dopo la firma dell’accordo del 7 aprile, i sindacati l’hanno invitata a visitare la fabbrica appena fosse ripartita la produzione: verrà? Quando?

«Mi farebbe piacere davvero fare una visita a Mantova. Ringrazio per l’invito e spero di poter venire al più presto. Sarà una visita di piacere per me e non solo una visita istituzionale».

Sua mamma era un’operaia tessile: c’è stata anche una componente personale nel suo seguire in prima persona questa crisi?

«Devo confessare che c’è anche questa componente familiare e affettiva. Un momento di commozione c’è stato al termine delle trattative quando ho capito che c’erano tutte le condizioni per una soluzione positiva. Certo non è stato questo a farmi decidere di intraprendere la strada del salvataggio della Corneliani ma un’analisi precisa della situazione. Bisogna impegnarsi al massimo, credo che sia questo compito e missione della politica, per aiutare il made in Italy a uscire dalla crisi. La nostra impresa è tra le migliori al mondo e deve essere tutelata. Un pensiero, me lo lasci dire però, va anche a chi questo percorso di rinascita non ha potuto compierlo. Come noto non tutti saranno riassorbiti nelle nuove produzioni. Ma nessuno è stato lasciato solo: a parte le persone che andranno in pensione, sono stati attivati tutti gli strumenti per agevolare l’uscita volontaria e offrire nuovi percorsi lavorativi e di formazione».

Questa è stata la prima grande vertenza risolta dal governo Draghi e nei giorni successivi all’accordo Lei ha parlato di “modello Corneliani”. Pensa che lo Stato possa avere lo stesso ruolo da protagonista per scommettere sul futuro anche di altre aziende in crisi? Per il settore tessile martoriato dalle conseguenze della pandemia, sono poi previsti strumenti straordinari?

«Certo, l’augurio e l’impegno è proprio di replicare questo modello tutte le volte che sarà possibile. L’investimento privato può attivare anche un ruolo pubblico importante ma sempre nel rispetto delle leggi e normative europee. Naturalmente questo governo sta pensando anche ad altri strumenti per dare risposte alle aziende in crisi e in particolare al settore tessile e più in generale della moda. A parte i sostegni che saranno contenuti anche nel nuovo decreto che prenderanno come riferimenti non più solo i parametri del fatturato ma anche quelli del bilancio e in generale dei costi vivi, è importante per me che passi il concetto di indennizzi legati alle chiusure per decreto, mi fa piacere ricordare che al Mise abbiamo istituito il tavolo della moda aperto a tutto il settore per studiare insieme le proposte per rilanciare una parte fondamentale dell’economia, della storia e della cultura italiana».




 

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