Mantova, sale operatorie ancora in stand-by, il Covid frena gli interventi: - 70%

L’attività ordinaria fatica a riprendere. L’Asst: «Negli ambulatori si viaggia a ritmo quasi normale»

MANTOVA. Visite ambulatoriali, diagnostiche e interventi chirurgici. L’emergenza da coronavirus che si protrae ormai da più di un anno ha costretto gli ospedali a ridurre drasticamente l’offerta di prestazioni sanitarie per lasciare il posto a letti e specialisti impegnati nel fronteggiare la pandemia. Ma com’è la situazione attuale negli ospedali che fanno capo all’Asst di Mantova nel momento in cui, ormai da alcuni giorni, si registra un calo della curva dei contagi?

Sul fronte ambulatoriale durante la prima ondata il Poma aveva dovuto ridurre visite ed esami del 60%. La situazione era leggermente migliorata nei mesi estivi (-40%), per arrivare a un meno 10% a fine anno. E stando agli ultimi rilievi eseguiti dall’ufficio controllo di gestione il Poma, fanno sapere i vertici dell’Asst, è rimasto ad una percentuale di erogazione del servizio pari al 90% rispetto al periodo pre-pandemia. Meno bene sul fronte interventi chirurgici, dove gli ospedali mantovani negli ultimi mesi hanno dovuto rallentare di molto riducendo anche del 70% l’attività in sala operatoria e soprattutto si sono dovuti affidare alle strutture private convenzionate.


Per fotografare la situazione attuale il consigliere regionale del Pd, Antonella Forattini, ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione alla Regione per chiedere quale fosse il cronoprogramma per riportare alla normalità le prestazioni ambulatoriali, diagnostiche e chirurgiche e se sono previste iniziative per abbattere le liste di attesa.

«La Regione Lombardia – sottolinea l’esponente dem – non ha un piano per la ripresa dell’attività sanitaria ordinaria e il rischio è che, ancora una volta, Mantova ci rimetta più degli altri». Martedì scorso in consiglio regionale l’assessore al welfare Letizia Moratti ha risposto all’interrogazione del Partito Democratico.

«La risposta dell’assessore Moratti – spiega Forattini – ha evidenziato come ancora non ci sia alcun piano e la Regione stia, al massimo, lavorando per la seconda metà dell’anno sugli obiettivi di screening, mentre per le attività chirurgiche lascerà sostanzialmente campo libero alle singole Asst. Una gestione incerta e poco chiara, che penalizza tutto il sistema sanitario regionale, ma in particolar modo quei territori dove l’attività ordinaria si è fermata più che negli altri, anche a causa di scelte sbagliate e di una pianificazione poco lungimirante. È il caso della provincia di Mantova che sta pagando scelte specifiche, se non veri e propri errori, effettuate dall’Asst che vanno al di là dell’effetto pandemia».

Il consigliere regionale di opposizione sottolinea che l’attività chirurgica è diminuita del 70% durante la pandemia, «più che nelle altre province dove le operazioni sono state ridotte ma non a questo livello. Da segnalare, poi, che i numeri sarebbero ancora peggiori se i medici non avessero fatto del loro meglio per sfruttare il canale delle emergenze per conservare un minimo di attività. Bisogna correggere il tiro se vogliamo far tornare il nostro ospedale il punto di riferimento della sanità della nostra provincia, con la presenza di tutte le alte specialità. Non possiamo più perdere tempo: vanno smaltite internamente le liste d’attesa lavorando sull’organizzazione».




 

Video del giorno

Lady Diana, all'asta la Ford Escort del 1981 che le regalò il principe Carlo

La guida allo shopping del Gruppo Gedi