Scuola, genitori mobilitati a Mantova: «Doppio turno di ingresso da abolire»

In arrivo una petizione: «Da settembre si torni all’orario tradizionale e unico».  L’iniziativa promossa dalle famiglie del liceo Virgilio sarà estesa agli altri istituti

MANTOVA. Studenti e famiglie bocciano il doppio turno d’ingresso introdotto nelle scuole superiori di città con l’aumento del numero di frequentanti in presenza dal 50 al 70 per cento. Un nutrito gruppo di genitori sta per lanciare un’iniziativa per scongiurare l’ipotesi che anche a settembre, con l’inizio del prossimo anno scolastico, si mantenga l’orario della prima campanella alle dieci del mattino. È probabile che per dare visibilità alla richiesta venga deciso di inviare comunicati ufficiali alle istituzioni coinvolte, dal provveditorato alla direzione scolastica regionale, fino al prefetto, ad Apam e Fs e, perché no, anche al ministro.



L’iniziativa parte dai genitori degli studenti del liceo classico Virgilio, uno degli istituti dove maggiore è stata la mobilitazione in questi mesi del fronte no-Dad, ma l’intenzione è di coinvolgere le famiglie di altre scuole. Avviare petizioni online, ormai, è divenuto molto facile ed è quello che i promotori dell’iniziativa intendono fare.



Va detto che tra docenti e presidi il doppio turno d’ingresso, applicato a rotazione nelle superiori, non è popolare. Ma è la soluzione presa anche in altre province per risolvere una contraddizione evidente: l’aumento al 70 per cento della quota di studenti in presenza e il limite al numero di viaggiatori concessi dalla normativa ai mezzi pubblici del 50 per cento della capienza. L’auspicio è che a settembre, grazie alla campagna vaccinale, non sia più necessario applicare un limite così severo a pullman e treni.



Quali siano i disagi che comporta l’inizio della giornata scolastica alle dieci del mattino è facile da immaginare. Entrare in classe due ore dopo l’orario tradizionale, significa terminare le lezioni nel primo pomeriggio (le lezioni nelle superiori durano in media 50 minuti) spostando in avanti il pranzo, visto che non si può risolvere tutto con un panino ogni giorno quando si hanno quindici o sedici anni. Ma il disagio maggiore è per gli studenti che abitano lontano dalla città: tornare a casa a metà pomeriggio rende molto complicato fare i compiti o preparasi alla maturità. Anche perché c’è un secondo tema molto discusso tra studenti e famiglie, tema che non sfugge nemmeno a insegnanti e presidi: il rientro in presenza dei ragazzi ha spinto molti docenti a intensificare il numero di verifiche in questo periodo, col risultato di sovrapporre nello stesso arco di tempo prove e interrogazioni in diverse discipline. Un fenomeno difficilmente misurabile e variabile da sezione a sezione, ma di cui le stesse scuole si rendono conto. 


 

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