«Noi leghisti leali con Draghi su tutto ciò che è concordato»

Il deputato mantovano Andrea Dara: «Rappresentiamo le posizioni di una larga fetta di popolazione» 

MANTOVA. Sostegno leale a Draghi, ma solo sulle cose concordate. Andrea Dara, deputato della Lega e vicesindaco di Castiglione delle Stiviere, è chiaro nel descrivere la «svolta» governativa del suo partito. Al premier, però, rivolge un invito: «Faccia arrivare al più presto ai Comuni i soldi per interventi già programmati». E invita i colleghi mantovani di altri partiti «a fare rete» per realizzare le infrastrutture per il territorio.

Dara, come si sta muovendo il governo Draghi appoggiato anche dalla Lega con Pd, Cinque Stelle e Forza Italia?


«Meglio del governo che lo ha preceduto. Cominciando dal riacquistato peso del Parlamento, che prima era snobbato se non peggio, da autorevolezza e sobrietà. Il piano vaccinale, coordinato dal generale Figliuolo ne è un esempio, così come lo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza dove le prebende a pioggia sono scomparse. È un governo di responsabilità nazionale e come tale si muove. E la sua dialettica interna non deve stupire, anzi, è segno di impegno sincero, almeno da parte nostra. Il senso di questo governo è nel suo scopo preciso, cioè il Pnrr e le riforme necessarie ad attuarlo. Finché è coerente a questo si muove bene».



Salvini sembra sempre sul punto di rompere l’alleanza. Cosa ne pensa?

«Mi pare una domanda da formulare più a Letta che a Salvini. A mettere sotto tensione il governo è il Pd con azioni come il Disegno di legge Zan o lo Ius soli, che con l’accordo di governo e il suo scopo, come detto, nulla c’entrano. Posso anche capire la crisi d’identità degli orfani di Conte, ma cercarne rimedio a discapito degli interessi dell’intero Paese mi pare davvero fuori luogo. Salvini porta e rappresenta i bisogni e le aspettative di una larga fetta di italiani sulle questioni cruciali del programma, riuscendo così a migliorare l’azione governo e fa bene a farlo. Noi abbiamo detto che sosterremo Draghi per quello che Draghi ha dichiarato di voler fare, e così ci muoveremo. La Lega ha una parola sola. Non siamo quelli dei banchi a rotelle».

Cosa pensa della gestione della pandemia da parte del governo? E del piano vaccini che a Mantova e in Lombardia ha mostrato crepe?

«Penso che il Covid sia stato come una catastrofe naturale che si abbatte di colpo, di cui all’inizio addirittura non si conoscono le caratteristiche. Che ovunque vi siano stati errori e ritardi, col senno di poi, è innegabile. L’importante è che siano stati corretti e recuperati. E ora mi sembra che sia così. La Lombardia leader nelle vaccinazioni e il riconoscimento anche internazionale delle sue eccellenze sanitarie è lì a dimostrare quanto siano state strumentali certe campagne politiche, soprattutto analizzando i dati di regioni come Puglia, Toscana, Campania e Emilia, tutte a guida Pd. A Mantova ritardi poco giustificabili ci sono stati, come per la messa in opera del centro vaccini cittadino, ma in altre zone della provincia, come da noi a Castiglione, tutto è andato spedito. Se si evitano azioni squisitamente politiche, come le lettere anonime e si prediligono le pratiche concrete e responsabili, tutto va per il meglio».

Le fibrillazioni con Fi e FdI a livello nazionale potrebbero mettere a rischio l’alleanza per le amministrative di autunno nel Mantovano, considerando anche quanto successe l’anno scorso con FdI sulle nomine Aspef?

«Siamo una coalizione libera e costruita su valori e contenuti, dove il territorio ha un peso determinante. Differenze e dialettica sono il sale di un’unione, quindi non vedo problemi. FdI ha deciso di non sostenere il governo Draghi, secondo me sbagliando, ma alla fine da loro è arrivato un voto di astensione sul Pnrr, non contro. Che questo sia il momento di anteporre gli interessi del Paese ai propri sta diventando chiaro a tutti. Quanto alle prossime amministrative, nel Mantovano la nostra coalizione è assolutamente salda e si sta allargando sempre più grazie a realtà civiche che premiano le nostre idee e politiche. Poi qualche piccolo incidente di percorso, molto locale e molto particolare, come su Aspef, può capitare, ma la quadra si trova. Piuttosto i problemi li vedo dall’altra parte con la forzosa convivenza, voluta a livello nazionale, tra chi se le è date di santa ragione in questi anni».

Sta lavorando coi suoi colleghi mantovani a qualcosa che sia di interesse per tutto il territorio?

«Il mio lavoro di parlamentare è sempre orientato, in una sua parte essenziale, a ciò di cui il territorio che mi ha eletto ha bisogno. In questi ultimi 2 mesi ho incontrato più di 50 sindaci per raccogliere opinioni e necessità. Oltre al sostegno alle attività economiche in sofferenza per la crisi pandemica e al grande apprezzamento per il cosiddetto “Piano Marshall” da 3,5 miliardi di Regione Lombardia per Comuni e Province, il messaggio è stato univoco: ci vuole il conferimento rapido e diretto dei fondi disponibili ai Comuni in modo che gli stessi, che sono in grado di farlo, possano subito eseguire gli interventi già progettati e in fase esecutiva. E, in questo senso, è ormai imprescindibile una riforma del Codice Appalti che sta rendendo un inferno il lavoro degli amministratori locali. Su tutto ciò mi auguro che i miei colleghi mantovani facciano la loro parte. Ma penso che così sarà».

Il Pnrr prevede altri fondi per il raddoppio ferroviario Mantova–Piadena. Basta quest’opera per rilanciare le infrastrutture nel Mantovano o servirebbe altro? Pensi, ad esempio, all’autostrada Mantova-Cremona da costruire e al Porto di Valdaro da sfruttare meglio...

«Opere e infrastrutture si fanno per quello che è il loro scopo e la funzionalità a un progetto e a una visione, non perché più se ne ha meglio è. In ciò sta la sostenibilità, non solo ambientale. Ora, dobbiamo decidere cosa vogliamo che sia la nostra provincia. Confiniamo con 8 altre province e 2 altre Regioni: o siamo un angolino sperduto della Lombardia o siamo la cerniera in uno dei territori più importanti e produttivi dell’intero continente. Se vogliamo essere questo, come io voglio, allora servono precise infrastrutture, come, oltre a quelle citate, il Ti-Bre e un ulteriore potenziamento della rete interna, come sta avvenendo anche grazie a Regione Lombardia, e quella via acqua. Cominciando, ovviamente, da quelle già cantierabili o in procinto di essere tali. Ne ho parlato a lungo col viceministro Morelli che mi garantito il suo impegno sulla questione. Deve esserci chiaro che il Pnrr è uno strumento, un’occasione, ma che solo il nostro fare rete, con responsabilità e chiarezza di intenti e obiettivi è la soluzione».


 

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