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Lo stop al cracking Versalis sul tavolo del governo. Da Mantova i sindacati: non lasci la pianura padana

Al vertice convocato da Mise e ministero della Transizione ecologica i segretari di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, il sindaco Palazzi e la Regione Lombardia 

MANTOVA. L’appuntamento è alle 18: a 48 ore dallo sciopero dei 390 dipendenti Versalis di Marghera contro la chiusura degli impianti cracking e aromatici, lo stop annunciato da Eni e le sue ripercussioni sugli stabilimenti del gruppo in pianura padana approdano sui tavoli ministeriali. Chiesto dai segretari nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, dalle Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e dai sindaci di Mantova, Venezia, Ravenna e Ferrara, è stato convocato dai ministeri dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica in videoconferenza.

Per Mantova ci saranno i segretari generali di Filctem Cgil, Michele Orezzi, Femca Cisl, Gianni Ardemagni, Uiltec Uil, Giovanni Pelizzoni, il sindaco Mattia Palazzi e l’assessore regionale Guidesi. E il no alla chiusura sarà ribadito in primis dai sindacati.

Spiega Orezzi che il cracking «è l’unico impianto del genere presente in pianura, l’unico del quadrilatero petrolchimico padano: le città del quadrilatero e i suoi stabilimenti si sono immediatamente mobilitate, fin da subito coinvolgendo anche tutte le istituzioni, per bloccare la sua chiusura. È una questione che coinvolge Mantova da vicino ma che riguarda anche le politiche industriali dell’intera Italia: la transizione energetica e la relativa riconversione di un pezzo della sua industria non possono iniziare con una chiusura così, non possono cominciare da Marghera e soprattutto non con queste tempistiche». Al ministero «chiederemo – prosegue il segretario Filctem – di preservare l’azienda chimica più importante del Paese, come è Versalis, e un impegno da parte dello Stato di accorciare l’enorme distanza che Eni troppo spesso ha tra quel che scrive nei comunicati stampa e quel che poi concretizza nei progetti industriali. Fughe in avanti come queste non aiutano alla costruzione di un dialogo costruttivo per trovare una strada condivisa verso quello che dovrebbe essere il futuro industriale dell’Italia dei prossimi 50 anni. Lo ripeteremo al ministero: il cracking della pianura padana va lasciato aperto e non può esserci nessun piano di riconversione che parta da uno smantellamento industriale, anche solo parziale, di Versalis».

Insomma «continuiamo a chiedere all’Eni di rivedere la decisione – spiega Ardemagni – per l’impatto che potrebbe avere sul sistema produttivo della chimica, ma anche sull’intera filiera alimentata da queste attività e per i siti interconnessi con l’approvvigionamento delle materie prime, come quello di Mantova. La necessità di muoversi verso la trasformazione degli impianti per produzioni orientate all’utilizzo delle bio-plastiche, meno impattanti sull’ambiente, va coniugato con un adeguato periodo di transizione affinché si creino le necessarie condizioni di vero sviluppo alternativo, che diano garanzie di prospettiva e di salvaguardia dell’occupazione. Per questo l’incontro al ministero è importante, non solo per esprimere le nostre preoccupazioni, ma per confrontarci su questi delicati aspetti e per governare, attraverso il protocollo delle relazioni sindacali recentemente sottoscritto con Eni, questi importanti cambiamenti».

Dal canto suo Pelizzoni non si illude sull’esito del tavolo: «Manca l’interlocutore principale che è Eni». E ribadisce che «la questione centrale è che tutti i progetti presentati per Marghera sono promesse sulla cui realizzazione non ci sono certezze, mentre l’unica cosa certa è lo stop ai due impianti. Insomma prima realizzi quanto previsto e solo dopo pensi a fermare l’esistente. La transizione energetica è in divenire e bisognerebbe prima ragionare su come trasformare gli impianti e implementare i nuovi progetti». Inoltre c’è «il rischio di perdere il valore aggiunto di questi siti – aggiunge – Attraverso la pipeline arrivano le materie prime prodotte dai due impianti che Eni vuole chiudere. Significherebbe approvvigionamenti via nave su Marghera e l’inserirsi di variabili di meteo, maree e di fluttuazioni del mercato con ripercussioni anche su qualità e volumi che oggi consentono a Mantova performance importanti».
 

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