Contenuto riservato agli abbonati

Mantova, Edison fa ricorso per evitare la bonifica del parcheggio inquinato

Al Tar contro l’ordinanza per le aree esterne allo stabilimento Versalis. La Provincia tira dritto e si costituisce in giudizio: «Il mercurio risale alla loro gestione»  

MANTOVA. Il copione si ripete: c’è un ulteriore spicchio di terreni e aree umide da bonificare all’interno del Sin; la Provincia indaga e individua l’azienda responsabile dell’inquinamento; scatta l’ordinanza perché quest’ultima intervenga e puntale arriva il ricorso al Tar. A firmare l’ennesima impugnazione è ancora Edison dopo che alla fine del 2020 Palazzo di Bagno aveva attribuito ai cicli di lavorazione della gestione Montedison (oggi Edison) la contaminazione da mercurio, metalli pesanti e idrocarburi della cosiddetta «Area V», vale a dire lo spazio esterno al petrolchimico Eni-Versalis che comprende il parcheggio dei dipendenti e l’avvallamento che degrada verso il lago.

Ricorso, quello notificato il 24 dicembre, per chiedere l’annullamento dell’ordinanza firmata dal settore Ambiente della Provincia che il 26 ottobre dava alla società 180 giorni di tempo per presentare al ministero, agli enti e a Versalis (attuale proprietaria dell’area) una proposta di bonifica che «costituirà la base condivisa per l’elaborazione di un progetto». Ricorso contro il quale nei giorni scorsi Palazzo di Bagno si è costituito in giudizio dopo aver integrato e convalidato il 20 aprile l’ordinanza in cui ribadisce che la ricostruzione degli assetti proprietari e delle attività produttive, i documenti, le planimetrie, le indagini e le analisi svolte «portano ad ascrivere la presenza degli inquinanti alla passata gestione Montedison e in particolare al ciclo di produzione del cloro soda con ragionevole certezza».

Il petrolchimico di Mantova è stato gestito fino al 1989 dalle società del gruppo Montedison, dal 30 giugno 1989 al 22 novembre 1990 da una joint venture fra Edisone e Eni, in seguito dalle società del gruppo Enichem e dal 2002 da Versalis. Secondo la Provincia la situazione di questa ulteriore zona da bonificare ricalca quella di altre aree del polo industriale dove nella gestione Montedison gli avvallamenti già presenti tra terraferma e zona umida venivano utilizzati «come discariche di rifiuti industriali» come «i fanghi contenenti mercurio derivati dal ciclo di produzione cloro-soda». E questo «è stato probabilmente il destino dell’avvallamento “valletta” (la porzione umida dell’Area V)». La parola anche in questo caso va al Tar dopo che di recente il Consiglio di Stato ha ribadito che gli obblighi di bonifica spettano a chi ha inquinato. Anche se è avvenuto decenni fa.





 

Video del giorno

"Ho convinto i grandi a installare i pannelli solari e a 11 anni sono alfiere della Repubblica"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi