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Ultimo appello da centri commerciali e outlet mantovani: «Fateci aprire nei weekend»

La protesta dell'11 maggio ha dato voce a un comparto in crisi nera da mezzo anno: «Nel fine settimana facciamo  il 40% dei ricavi, ma nonostante la zona gialla siamo chiusi» 

MANTOVA. Che differenza c’è, in termini di sicurezza anti-pandemia, tra una serie di negozi aperti il sabato pomeriggio sotto i portici del centro e quelli, invece, di una galleria commerciale o di un outlet? Al netto di maxi-assembramenti da saldi, certo da evitare, non molta. Così almeno la pensano tanti negozianti ormai arrivati allo stremo. Quelli delle gallerie commerciali e degli outlet, certo.

Ma è l’opinione supportata anche dalle associazioni di categoria che martedì 11 maggio hanno promosso la protesta chiamata “Chiudiamo perché vogliamo aprire”, tre minuti di serrata alle 11 che a Mantova è andata in scena ai Quattroventi di Curtatone, ma che ha livello nazionale ha coinvolto 30mila negozi e supermercati. A sostenerla ANCD-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, CNCC–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione.

«Le associazioni del commercio vogliono dare voce ai 780mila lavoratori delle 1.300 strutture commerciali integrate presenti su tutto il territorio nazionale, che vivono da oltre un anno in un clima di forte incertezza, aggravato dalle stringenti misure con cui il governo impedisce a migliaia di attività commerciali di lavorare nel week-end, ovvero nei giorni più importanti della settimana in termini di ricavi e fatturato».

La richiesta è l’«immediata revoca delle misure restrittive che da oltre sei mesi impongono la chiusura dei negozi nei giorni festivi e pre-festivi».

«Gli incassi del fine settimana costituiscono il 40% del guadagno – spiega Giampaolo Tellini, titolare ai Quattroventi di tre negozi di abbigliamento (Carrera, Maqueda e Fantasy shop Outlet)– ma ormai abbiamo perso il conto dei giorni di chiusura. A dicembre abbiamo lavorato 18 giorni, altrettanti a gennaio. E la stessa situazione riguarda gli outlet, dove ormai si contano tanti negozi vuoti. Ma si rendono conto, a livello nazionale, che ci sono in ballo migliaia e migliaia di posti di lavoro? Tra l’altro anche sul fronte degli aiuti abbiamo ricevuto quasi niente. I negozi delle gallerie commerciali spesso operano in affitto di ramo d’azienda, perché subentrato alla gestione della stessa immobiliare proprietaria del centro commerciale. Ci si è preoccupati di dare gli aiuti a bar e ristoranti, ma a noi?».

Si spera in un cambio di marcia a breve, «ma le decisioni di Draghi continuano a slittare».

Alla protesta di martedì 11 hanno aderito l’80% dei negozi del Gigante e tanti punti vendita de Il Leone di Lonato: «Abbiamo adottato protocolli rigorosi, garantendo il massimo della sicurezza per lavoratori e clienti – dice il direttore della galleria del Leone, Claudio Camuffo –. Rappresentiamo un motore economico importante a livello territoriale e vogliamo continuare a garantire 800 posti di lavoro nei nostri negozi, ristoranti e servizi». 

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