Il doppio binario ancora non decolla: manca l’autostrada Mantova-Cremona

Venerdì 14 maggio  il summit in Provincia con i Comuni, Rfi e la Regione Il nodo da sciogliere: i due progetti devono essere integrati  



MANTOVA. Il raddoppio della linea ferroviaria per Milano, nel tratto tra Mantova e Piadena (34 chilometri), arriva all’attenzione dei Comuni. Dopo che questi ultimi avevano evidenziato una serie di criticità e il Consiglio superiore dei lavori aveva detto a Rete ferroviaria italiana di considerarle attentamente fino a spingersi a chiedere la modifica del progetto definitivo, venerdì 14 maggio in Provincia si entrerà nel merito delle questioni. L’amministrazione di Palazzo di Bagno ha chiamato a raccolta in videoconferenza tutti i sindaci del tracciato, la Regione, la struttura tecnica di Rfi-Italferr e il commissario del raddoppio, Chiara De Gregorio, recentemente nominata dal governo Draghi.


Sarà l’occasione, soprattutto, per capire a che punto sono le modifiche al progetto invocate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e legate alla futura autostrada Mantova-Cremona. È questo, infatti, il punto cruciale di tutto: il Consiglio ha chiesto che il tracciato dell’autostrada, che scorrerà a 200 metri dai binari, venga «meglio integrato» con quello ferroviario raddoppiato. Il che significa tener conto delle richieste degli enti locali sul fronte delle opere viabilistiche collegate.

Il problema è che ancora non esiste un progetto definitivo dell’autostrada, da trasformare in esecutivo per poi appaltarlo. Proprio ieri, rispondendo a un’interrogazione del consigliere regionale dei Cinque Stelle, Andrea Fiasconaro, l’assessore Terzi ha detto che Stradivaria spa, concessionario dell’opera, ha presentato lo scorso agosto ad Aria spa «il progetto tecnico, corredato delle prime ipotesi di piano economico-finanziario, poi integrate a novembre 2020, la cui sostenibilità, anche in ragione delle regole e dei vincoli di concessione, è tutt’ora in corso di verifica con l’obiettivo di concludere il confronto al più presto».

Tutto ancora aperto, dunque, sul fronte dell’eventuale integrazione tra i due progetti (autostradale e ferroviario) tanto che la Provincia ha invitato alla riunione anche la Regione per capire meglio la situazione: «Tra le criticità – dice il presidente Beniamino Morselli – c’è, per esempio, la prevista tangenziale di Castellucchio che è legata alla Mantova-Cremona, come altre opere. E c’è poi il problema di tutti i cavalcaferrovia da realizzare per eliminare i passaggi a livello. Era passato il concetto che a fare i sovrappassi sarebbe stato il primo, tra Stradivaria e Rfi, che avrebbe avuto il via libera.

Questo è ancora valido? È un tema da risolvere. Come quello dell’aumento del traffico pesante sulla statale Cremonese (la Padana Inferiore, ndr.) con la chiusura per tre anni della tratta Mantova-Bozzolo per consentire i lavori. Porteremo anche le richieste delle aziende che vedono il futuro cantiere interferire con le loro attività».

Per quanto riguarda i cavalcaferrovia, i passaggi a livello da eliminare sono tredici e le soluzioni prospettate nel progetto bocciato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici non piacciono ai Comuni, che, in alcuni casi, hanno visto i centri abitati spaccati in due. Da affrontare anche il tema degli espropri, molto delicato. Insomma, c’è tanto da discutere, anche perché le modifiche richieste andranno inserite in un quadro economico al momento definito in 340 milioni già disponibili e 165 in arrivo con il piano nazionale di ripresa e resilienza (il raddoppio dei 34 chilometri, in base al progetto iniziale, costa 490 milioni).

Lascia ben sperare la disponibilità a collaborare manifestata dalla commissaria De Gregorio, pronta a valutare sia le istanze del territorio che quelle di Rfi, impegnata, dal canto suo, a portare il progetto fuori dalle criticità segnalate dal Consiglio. Tenendo conto che si dovranno rispettare le competenze di due ministeri, Infrastrutture e Ambiente.

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