Mantova, sindacati delusi dal tavolo sul cracking Versalis: in vista proteste nazionali e locali

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil convocano per il 21 maggio tutti i rappresentanti sindacali degli stabilimenti Eni

MANTOVA. «Iniziative locali e nazionali a sostenere le nostre ragioni». Suona come una dichiarazione di guerra l’annuncio delle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil all’indomani del tavolo interministeriale sulla chiusura del cracking Versalis di Porto Marghera e sulle ripercussioni per gli stabilimenti di Mantova, Ferrara e Ravenna. Nel ribadire il proprio no allo stop all’impianto così come alla «politica dei due tempi», le organizzazioni dei lavoratori del comparto chimico in un comunicato si dicono delusi da questo primo incontro: «Non c’è ancora stata un’evidente iniziativa che impegnasse il governo a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori di tutto il quadrilatero padano».

Incontro, presieduto mercoledì 12 maggio sera  dal viceministro allo Sviluppo economico, Pichetto, e dalla sottosegretaria alla transizione ecologica Gava, che ha visto presenti i vertici di Eni, i sindaci tra cui Mattia Palazzi, le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia oltre ai segretari generali nazionali e territoriali dei sindacati tra cui i mantovani Michele Orezzi (Filctem), Gianni Ardemagni (Femca) e Giovanni Pelizzoni (Uiltec).

Eni ha confermato i suoi piani, riferisce il comunicato nell’esprimere «incertezza su qualità dei progetti e tempi di applicazione», perplessità «sulle modalità» e preoccupazione «sulla tenuta degli equilibri produttivi di tutta l’area». Posizione che ha visto il supporto, con argomentazioni diverse, di Regioni e Comuni. Il Mise dal canto suo si è detto pronto a un tavolo nazionale sulla chimica con Versalis all’ordine del giorno mentre il Mite «ha compreso la necessità di procedure accelerate per i processi di riconversione necessari alla transizione energetica».

Filctem, Femca e Uiltec hanno chiesto che si affronti il tema della chimica di base nel Paese e che la transizione ecologica sia «un’opportunità da cogliere per attivare processi di riconversione industriale e non uno strumento per chiudere produzioni che sono ancora indispensabili». Non solo.

Si aspettano dal governo un ruolo attivo nella gestione della vertenza: «Eni è un’azienda partecipata, le sue scelte non possono essere orientate solo da considerazioni economiche ma devono garantire l’applicazione più alta dei principi di responsabilità sociale». Prossimo passo: per il 21 maggio hanno convocato tutti i rappresentanti sindacali degli stabilimenti Eni. Si va verso la mobilitazione.

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