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Anita Zanella, astrofisica mantovana cacciatrice di galassie

Dal 2019 è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) dopo aver condotto ricerche in Usa e a Parigi. Si occupa di studiare come le galassie si formano ed evolvono nel tempo

MONZAMBANOLa sua famiglia è nata da un incontro fra Mantova e Verona. Mamma Carla e zio Mario Bellini a Monzambano, papà Alessandro Zanella, tipografo e stampatore scomparso nel 2012, a Santa Lucia di Valeggio. Lei, Anita Zanella, dopo gli studi superiori, si laurea con un master in astronomia a Padova, dopo aver trascorso alcuni mesi alll’Università del Minnesota negli Stati Uniti per la tesi.

Oggi ha 32 anni, tre dei quali trascorsi a Parigi, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in astrofisica al Commissariat à l’Énergie Atomique. Da novembre 2016 è all’ESO (European Southern Observatory) sia in Germania che in Cile. E dal 2019 è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Si occupa di studiare come le galassie si formano ed evolvono nel tempo, dando vita alla moltitudine di forme e colori che osserviamo oggi.

Anita Zanella è anche appassionata di divulgazione scientifica, ha partecipato e organizzato numerosi festival ed eventi internazionali in Italia, Francia e Germania.

«Lavoro principalmente su galassie lontane e mi interessa capire come si formano ed evolvono» spiega con semplicità. La passione le è nata al liceo Classico. «Lo so, sembra strano – dice –. In effetti amavo scrivere, leggere, odiavo la matematica. Ma un insegnante che era un ex ricercatore mi ha fatto appassionare a quel mondo. E a forza di leggere, ho capito che mi piaceva l’astronomia. Così sono diventata ricercatrice in astrofisica».

L'astrofisica Zanella in sala consiliare a Monzambano

Una cosa semplice da dire, non certo da fare. Pochissimi in tutto il mondo, con regole ferree da rispettare perché gli strumenti importanti sono pochi. «Ho fatto tre anni all’Eso. Il 75% del tempo ero in Germania, a Monaco a fare ricerca, il 25% in Cile, nel deserto di Atacama a disposizione dei ricercatori. Funziona così. Se devi usare quel telescopio in Cile devi avere una ricerca, ed ottieni una finestra temporale di uso e dai le indicazioni a chi c’è in Cile».

Emozioni anche in un lavoro scientifico? «Beh, tante. Forse la più grande quando il 17 agosto 2017 ero proprio io di turno ed abbiamo potuto osservare la controparte ottica di un’onda gravitazionale. La prima volta nella storia. Sì, mi sono emozionata».

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