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Dal piano cave provinciale escluso l’ambito di Gonzaga

Una cava di ghiaia

Il documento ha ricevuto l’ok dalla commissione ambiente regionale. Il 25 maggio ci sarà il via libera finale dal consiglio del Pirellone

MILANO. Gonzaga ha vinto la sua battaglia. Nella nuova versione del piano cave provinciale, uscito dalla commissione Ambiente regionale che ha dato il suo ok finale, il nuovo ambito estrattivo denominato ATEg13 in località Corte Beccaguda è stato escluso. Dunque, l’area non è più individuata tra quelle dove sarà possibile estrarre, che invece restano presenti a Medole, Cavriana, Goito, Marmirolo, Roverbella Sud e Roverbella Nord, Volta, Canneto sull’Oglio, Casalromano, Motteggiana, Serravalle a Po, Marcaria e San Martino dell’Argine.

Il provvedimento, che ora è atteso all’approvazione definitiva in consiglio regionale il 25 maggio, individua i giacimenti sfruttabili, gli ambiti estrattivi, compresi quelli in aree protette, identifica i bacini territoriali di produzione e la riserva di materiali inerti da sfruttare esclusivamente per occorrenze di opere pubbliche. Il Piano, inoltre, identifica anche le cave cessate da sottoporre a recupero ambientale.

Per la relatrice Ceruti «la commissione ha fatto un importante lavoro improntato sull’ascolto di tutte le parti interessate dal piano. Si è lavorato molto e in sinergia per consegnare al territorio uno strumento utile e credo che quello approvato sia un piano che risponde alle esigenze di tutti».

E da Gonzaga già a suo tempo era arrivata una levata di scudi per evitare la riapertura della vecchia cava di strada Ronchi, dismessa da anni tanto che la natura aveva fatto a tempo a riappropriarsi dei propri spazi. Anche questa osservazione era stata inviata dal Comune di Gonzaga al consiglio regionale e supportata dalla Provincia. Da parte dei consiglieri regionali c’è stato poi un appoggio unanime, dal Pd (Antonella Forattini) ai Cinque Stelle (Andrea Fiasconaro) fino alla Lega Nord (Alessandra Cappellari) e a Fratelli D’Italia (Barbara Mazzali).

Varie le motivazioni addotte dal Comune di Gonzaga per chiedere la soppressione dell’ATEg13: la presenza di una discarica anni’70 di rifiuti solidi urbani, i rischi legati a un’attività estrattiva sotto falda, il fatto che i giacimenti risultino sfruttati a seguito di precedenti escavazioni e siano, appunto, in larga parte oggetto di recupero ambientale.

Anche Roverbella aveva detto no ai due poli estrattivi di Malavicina e Belvedere, che da soli coi loro 3 milioni di metri cubi costituiscono un sesto dell’intero piano provinciale. Il dialogo con la Provincia ha portato però a una modifica dei poli estrattivi in modo da creare maggior fasce di rispetto nei confronti di aziende vicine e dei centri abitati. Importante anche la norma che prescrive di non utilizzare i nuovi ambiti se prima non si è esaurito con le vecchie cave almeno il 50% della richiesta.

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