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I sindaci, ricetta anti-crisi: «Rete ancora più stretta»

Il distretto della calza potrebbe ritrovarsi con duemila posti di lavoro a rischio. Prignaca (Castel Goffredo): «Servono nuove strategie oltre all’e-commerce»

CASTEL GOFFREDO. L’allarme-crisi lanciato dal distretto della calza dell’Alto Mantovano non lascia indifferenti i sindaci dei Comuni nei quali, negli anni passati, si è realizzato quello che in un noto libro del sociologo Costantino Cipolla veniva definito “Il modello Castel Goffredo”.

In questi anni le amministrazioni si sono mosse, in particolare quella guidata dal sindaco Achille Prignaca. «Bisogna fare rete e questo lo abbiamo messo in atto dal momento in cui è iniziato il nostro mandato. Abbiamo ben chiaro che un’epoca è finita e, allo stesso tempo, che serve fare impresa ed economia in modo diverso. Fare rete è la parola d’ordine, e questo deve essere messo in atto sia dagli imprenditori che dalle associazioni - perché l’epoca dell’individualismo è passata e si è chiusa - sia nel pubblico».

Prignaca, infatti, ricorda «i tavoli e i confronti avuti con gli onorevoli del territorio, Dara, Baroni e Rauti, oltre ai consiglieri regionali come Cappellari. Abbiamo riunito i sindaci e ci siamo mossi in Regione e al Mise. È chiaro, però, che le potenzialità per fare economia in modo diverso ci sono ma ora serve agire. Il tempo della parole è finito. Abbiamo avuto anche la pausa Covid, che per certi versi può essere letta in modo positivo perché ci ha mostrato strade nuove - come quella dell’e-commerce - ma ora non possiamo più perdere tempo». Dello stesso parere la sindaca Emma Raschi di Casaloldo, altro Comune dove la calza rappresenta una buona fetta di economia. «Noi ci siamo mossi come territorio, ma va ricordato che, da un punto di vista della politica nazionale, il continuo cambio dei referenti non aiuta. Ogni volta riceviamo rassicurazioni; poi sollecitiamo e poniamo i problemi all’attenzione dei vari interlocutori e ci troviamo nella soluzione di un cambio di referenti che, nuovamente, vanno aggiornati. Non va dimenticato che un’eventuale emergenza sociale ricadrebbe poi sui Comuni e questo fatto va preso in considerazione».

Da questo punto di vista il sindaco di Castiglione Enrico Volpi è più cauto: «Sappiamo che il problema esiste e stiamo raccogliendo le informazioni necessarie. Tuttavia, al momento, non abbiamo avuto alcuna segnalazione ufficiale da nessun ente, associazione o realtà imprenditoriale. Non possiamo chiamare le singole aziende, ma è chiaro che, senza una segnalazione precisa, diventa difficile cominciare a muoversi e a valutare soluzioni e interventi. Allo stesso tempo, sappiamo che questo allarme non rappresenta un elemento sconosciuto alle amministrazioni del territorio».

In leggera controtendenza il primo cittadino di Medole, Mauro Morandi, imprenditore del settore: «Il territorio medolese al momento non è in emergenza, ma è chiaro che noi abbiamo molte persone che lavorano fuori Comune in queste aziende. In ogni caso, credo che la situazione sia irreversibile. Non vedo grandi soluzioni. Il mercato è cambiato e sul prodotto calza serviva, da tempo, aver messo in atto strategie di marketing e di sviluppo su nuovi mercati. L’essere in ritardo è un fatto e questo ormai avrà ripercussioni su tutto il nostro territorio. In questi anni tanti hanno dislocato e non hanno pensato a soluzioni alternative lasciando un vuoto che ora si vorrebbe colmare a seguito anche di una grave crisi come quella che stiamo vivendo».

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