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Mantova, rete del gas da vendere. Tea: stiamo valutando

La gara per la distribuzione del metano è in ritardo e la multiutility pensa di finanziare gli investimenti cedendo alcune attività 

MANTOVA. Tea vuole vendere la rete attraverso la quale distribuisce in città e in altri Comuni il gas naturale? La domanda è contenuta nell’interrogazione che il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale Pierluigi Baschieri ha depositato per far chiarezza sulla gara con cui verrà affidata per dodici anni la distribuzione del metano in 36 Comuni (34 mantovani, da Mantova a Castiglione, uno cremonese, Spineda e uno bresciano, Pozzolengo). Era quanto prevedeva una legge del 2011 che imponeva di pubblicare il bando entro il febbraio 2019.

Allora la provincia di Mantova era stata divisa in due ambiti, Atem 1 (i 36 Comuni) e Atem 2 (i restanti). Era stato deciso che il Comune di Mantova avrebbe fatto da stazione appaltante per la gara dell’Atem 1 mentre quello di Suzzara avrebbe fatto altrettanto per l’Atem 2.

Alla fine delle gare in provincia ci sarebbero stati due gestori (o uno solo) che si sarebbero divisi tutto il servizio da erogare, pagando ai Comuni o ai vecchi gestori (se proprietari) un canone per l’utilizzo della rete. Mantova avrebbe dovuto individuare un advisor per valutare tutte le reti e stabilire l’ammontare del canone. Tutto questo non è stato fatto, osserva Baschieri, e chiede al sindaco Palazzi perché.

Su questo punto arriva la risposta del vicesindaco Giovanni Buvoli. «I tempi della gara non sono certi – dice – di sicuro non sarà prima del 2023 perché tutti gli atti da redigere sono lunghi e complessi. Il settore demanio ci sta lavorando con i nostri consulenti». Va detto che in Italia le gare partite sono poche e che il Covid ha rallentato ancor di più le procedure.

Baschieri solleva il secondo problema, quello dei rumors che vorrebbero «una trattativa in corso tra una grossa società (Italgas?, ndr.) e Tea per la cessione dei 2.028 chilometri di rete del gas dell’Atem 1 e probabilmente anche quella dell’Atem 2». Se davvero fosse così, il capogruppo di Forza Italia vorrebbe comprendere se «la cessione anticipata della rete prima della gara» possa rappresentare o meno «un indebolimento di Tea in vista di quelle future».

La risposta di Tea (che a Mantova divide con Sei la proprietà della rete), ammette che sta valutando l’eventualità di una vendita, ma che ancora non c’è nulla di concreto. «Tea è una società pubblica, sana, che deve continuare a crescere mantenendo l'equilibrio tra investimenti e indebitamento – si legge in una nota – garantire la solidità patrimoniale è un dovere verso i soci e il territorio: qualunque strategia di crescita non deve pregiudicarla, poiché rappresenta anche l'unica leva che può continuare ad assicurare a Tea la propria indipendenza. Come è noto, prioritari e non più procrastinabili sono gli investimenti programmati per i settori idrico e ambientale - che da soli ammontano a circa 300 milioni di euro sui 350 complessivi da realizzare entro il 2025 - perché è in questi ambiti che una società legata al territorio e alla comunità può fare la differenza».

E spiega: «Per finanziare tali investimenti, viste le irrinunciabili considerazioni in premessa, il management di Tea sta facendo le analisi più opportune per identificare eventuali attività da cedere. Al riguardo non sono state prese ad oggi decisioni che verranno comunque portate all'attenzione dell'assemblea dei soci».

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