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Mantova, in Eni è stato di agitazione con assemblee e presidio sotto i ministeri

I sindacati Filctem, Femca e Uiltec proclamano la mobilitazione in tutti i siti del gruppo: «No alla scelta di abbandonare l’Italia e alla politica dei due tempi per Marghera»

MANTOVA. Giugno di protesta per i lavoratori del gruppo Eni che si preparano a manifestare davanti ai ministeri dello Sviluppo Economico e della Transizione ecologica. A proclamare lo stato d’agitazione e l’avvio di un percorso di mobilitazione in tutti i siti del gruppo, a partire da quello di Mantova con i suoi 1.400 dipendenti (di cui 950 in Versalis), sono state ieri 27 maggio le segreterie generali dei sindacati nazionali di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che hanno subito indetto la convocazione di una campagna di assemblee negli stabilimenti del cane a sei zampe in vista di una manifestazione con presidio sotto i ministeri quali «prime iniziative» a cui, avvertono, ne seguiranno altre, vale a dire «tutte quelle, nessuna esclusa, necessarie a far recedere Eni dalla scelta di abbandonare il nostro Paese».

Nell’aria da giorni, si tratta di una decisione presa in accordo con il coordinamento nazionale Eni che lo venerdì 21 ha visto riuniti i rappresentanti sindacali di tutti i siti produttivi con i segretari nazionali, regionali e provinciali dei sindacati di categoria. L’allarme dei rappresentanti dei lavoratori è a 360 grandi per la filiera della raffinazione, per le materie prime di base, per la chimica e parte dalla preoccupazione «per le scelte e gli indirizzi di Eni» nelle quali «non c’è la garanzia – sostengono – di un mantenimento dell’industria in Italia e di una presenza di Eni nel nostro Paese quale riferimento e guida per l’intera filiera industriale». Secondo i sindacati lo stesso piano industriale di Eni «indica la propensione a profondere investimenti maggiormente all’estero» quasi che il gruppo considerasse sempre più l’Italia «coma una sorta di bad company da sminuire di valore».

Al contempo il coordinamento torna a puntare il dito contro la strategia che «applicando una inaccettabile politica dei due tempi prima chiude i siti produttivi e poi promette attraverso annunci investimenti per la loro riqualificazione» a partire dall’annunciato stop dell’impianto cracking Versalis di Porto Marghera che coinvolge anche i siti di Mantova, Ferrara e Ravenna.

I nodi sul piatto non sono pochi compresa la richiesta di un confronto con governo, ministeri e autorità preposte allo sviluppo dei progetti per il cambiamento energetico contenuti nel Pnrr «perché nel nostro Paese non si determini un aggravamento della dipendenza energetica dall’estero ma si valorizzino le conoscenze presenti nel nostro Paese capaci di consentire un rilancio economico e di sviluppare tutta l’industria manifatturiera». E per sostenere le loro rivendicazioni, già oggi 28 maggio Filctem, Femca e Uiltec saranno in piazza Montecitorio a Roma per la manifestazione proclamata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

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