Il biometano ci riprova: timori nel Destra Secchia

Cinque impianti che potrebbero spuntare  nella Bassa. Da Magnacavallo a Borgocarbonara, crescono i timori

MAGNACAVALLO. Biometano: tornano le preoccupazioni. E’ rispuntata la richiesta per Magnacavallo, che sembrava archiviata. La nuova domanda (sempre il sito di via Madonnina sinistra) è stata presentata da Geostudio engineering di Bovolone, per conto sempre dell'energia di San Marco.

Le tonnellate trattate sarebbero 47mila e si ipotizza l'uso di Forsu (rifiuti) e di prodotti agricoli. Due nuovi investitori hanno chiesto un appuntamento al sindaco di Borgocarbonara, per presentare altrettanti progetti di impianti, di cui al momento si ignorano capacità e materiali da trattare. Infine l'impianto biogas di Sermide è stato poi ceduto dalla proprietà precedente, la Friel, alla società Snam che intende convertire un biometano. «C'è grande preoccupazione - spiega Alberto Borsari, presidente del Consorzio - anche perché le amministrazioni locali hanno pochissimi poteri, non possono essere sostanzialmente opportunità all'autorizzazione. E anche la Provincia, ente competente, ha ben pochi elementi. Ci si aspettava una programmazione da parte della Regione per limitare la concentrazione in un territorio determinato di questi impianti, ma di fatto non è mai arrivato nulla. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze. Non vogliamo questi impianti perché andrebbero a gravare su una rete stradale già disastrosa. Infatti, e questo è l'altro problema, solo l'impianto di Revere della Tea tratterà prodotto locale, gli altri verrebbero alimentati con Forsu e altro che arriva anche da molto lontano. C'è poi un problema sui controlli, che diventano difficoltosi».

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